...Sotto il fico

Invitati a guardare oltre (Solennità dell'Ascensione 2003)

Domenica 1° giugno la Chiesa celebra l' Ascensione di Gesù al cielo, un evento per il quale i credenti di oggi faticano a provare affetto.
Se infatti non si fa alcuna fatica ad amare Gesù che nasce, ma già si incontra qualche difficoltà ad amarlo quando vive, predica e opera, le difficoltà aumentano quando abbiamo a che fare con Gesù che ascende al cielo. L'ascensione, come pure la risurrezione, ci fa provare sentimenti di altro tipo: rispetto e timore, più che non amore. Come umanamente è normale provare tristezza e non sentirsi sereni quando un amico parte, si allontana da noi, così l'ascensione in prima battuta suscita in noi soprattutto tristezza ed inquietudine.
Anche gli apostoli ebbero questa reazione: il libro degli Atti narra l'ascensione di Gesù che viene elevato mentre gli Apostoli rimangono a fissare il cielo.
La scena è carica di tristezza per la partenza del Signore, partenza che gli apostoli subiscono, come in genere si subiscono le privazioni che ci vengono imposte.
Forse è per queste ragioni che si legge l'episodio dell'ascensione normalmente in chiave teologica, mentre non viene spontaneo farne una lettura più antropologica ed esistenziale. Si dà molto risalto al fatto che Gesù raggiunge il posto che Dio da sempre ha pronto per Lui, ed ora partecipa alla signorìa di Dio sul mondo e sugli uomini. Si mette giustamente in luce la gloria di questo episodio, rispetto a cui l'uomo sa di essere piccolo ed incapace di comprendere appieno quanto accade. E così noi, confusi dall'eccezionalità di questo evento, non ci rendiamo conto di non esserne poi così estranei.

Gesù ascende al cielo ed entra in una vita nuova. Non è più uomo tra gli uomini, ma vive una vita nuova alla presenza di Dio. Anche per noi verrà un giorno in cui la nostra vita cambierà, da come è ora ad una realtà diversa che non ci è dato conoscere. Quello sarà il giorno della nostra morte.

Il pensiero occidentale laico (e in parte anche quello religioso) tende a nascondere, ignorare il pensiero della morte, se non addirittura a rimuoverlo perché indesiderato. Sotto queste spoglie da pensiero pessimista e negativo, la morte è in realtà il pensiero più esistenziale che ci sia dato di pensare. Cos'è la morte se non la fine della vita terrena e l'inizio della vita eterna? E cosa c'è di più esistenziale che l'interrogarsi su che ne sarà di noi dopo la morte, e come sarà la nuova esistenza che ci è stata promessa?

Non sappiamo che tipo di vita vivremo dopo la morte (nei cieli? in questo mondo, trasformato dal giudizio di Dio?), né quando la vivremo (nel nostro ultimo giorno, o alla fine dei tempi?). Ma sappiamo che la vita terrena diventerà vita eterna: "Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna" (Gv 6,40). L'ascensione di Gesù ci permette di comprendere quel poco che ci è dato conoscere sulla morte. Così come Gesù, dopo aver fatto la volontà di Dio è asceso al cielo ed ora vive per sempre alla presenza di Dio, così anche a noi è data la possibilità di avere una vita eterna. La vita di ogni cristiano dovrebbe sempre essere orientata all'amore per Dio e per il prossimo, perché solo sforzandosi giorno per giorno di uscire dall'egoismo che è proprio della natura umana, e vivendo con convinzione l'amore, solo così accadrà che la nostra vita, che già oggi è eterna in potenza, un giorno lo diventi veramente.

Noi cristiani dovremmo guardare all'ascensione con più amore di quanto normalmente non facciamo: l'ascensione è un momento liturgico particolare della vita della Chiesa, nel quale possiamo porci le domande più importanti per noi e per la nostra esistenza. Secondo quest'ottica, dovrebbero risultare diverse anche le sensazioni che sia il pensiero della morte, sia la festa dell'ascensione ci trasmettono: non più tristezza, o rassegnazione per l'ineluttabile, ma forse solo un po' di giusto timore per quanto deve avvenire, unito però ad una grande fiducia in Dio e la consapevolezza che questi eventi aprono veramente le porte di un'esistenza diversa, eterna, trasformata dall'amore di Dio.

Nello sforzo di conversione che ci viene richiesto per prendere parte alla vita eterna, noi uomini abbiamo due amici d'eccezione: uno è Gesù, Figlio di Dio, Servo obbediente, asceso al cielo, che ora "siede alla destra di Dio Padre, e di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine". L'altro è lo Spirito Santo, questa misteriosa presenza che guida il mondo verso la vita eterna con Dio, e che verrà celebrato la domenica di Pentecoste.

Giampaolo Magli

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