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il fico
07.12.03
- Conoscere e discernere (II Dom. di Avvento 2003)
"Prego
che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza
e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere
sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno
di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per
mezzo di Gesù Cristo a gloria e lode di Dio" (Fil 1,9-11).
La preghiera che Paolo rivolge ai Filippesi è ricca di parole
che oggi il nostro cuore è invitato ad accogliere e meditare.
Conoscere e discernere: ecco l'invito. La conoscenza a cui fa riferimento
l'apostolo non è fine a se stessa, ma è finalizzata
a Cristo. La conoscenza vera ci arricchisce e ci fa crescere: è
l'unico strumento nelle nostre mani in grado di condurci al vero discernimento.
Può forse chi non conosce una strada incamminarsi su di essa?
Certo, la potrà percorrere per caso, ma è solo la conoscenza
di dove condurrà la via che renderà sicuro ogni passo.
Lo leggiamo nelle parole di San Vincenzo de Paoli: "Soltanto
le verità eterne sono capaci di riempirci il cuore e guidarci
con sicurezza". Solo aprendo il nostro cuore all'insegnamento
di Cristo potremo discernere senza il rischio di sbagliare. Discernere
significa vedere distintamente, cioè vedere senza quegli effetti
di confondimento che il mondo ci propone e che rendono apparentemente
più semplice la nostra vita.
A volte le ombre sono una buona scusa per giustificare il non aver
visto correttamente qualcosa. Le ombre sono tutte quelle forme di
egoismo presenti nel mondo: dall'egocentrismo dell'uomo alle politiche
di intere nazioni il cui fine è il predominio nei confronti
di altre.
Non si può discernere se la vista non è limpida; non
si può decidere qual è il meglio quando anche solo il
bene diventa una scelta difficile.
L'aspirazione di ogni cristiano deve essere la perfezione e, come
dice S. Bernardo, "Nelle vie di Dio non progredire e rimanere
sempre nello stesso stato è retrocedere".
Il vero cristiano non può permettersi di stare fermo: questa
è una condizione che lo espone troppo alle correnti del mondo.
Egli deve remare sempre, anche controcorrente, anche quando la fatica
è tale che lasciarsi trasportare sarebbe la cosa più
semplice. Questo è il momento in cui Paolo esorta ad essere
"integri e irreprensibili
ricolmi di frutti di giustizia".
Virtù rare per la debolezza dell'uomo, ma raggiungibili con
l'aiuto di Cristo.
Quanta sete di giustizia c'è nel mondo e quanti frutti sono
necessari per placarla! L'albero della nostra vita deve essere continuamente
alimentato per produrre i frutti necessari a dissetare chi ci circonda.
La linfa vitale che il Signore ci dona ci rende capaci di operare
per realizzare la vera giustizia: ci muove verso il nostro prossimo,
ci avvicina ai nostri nemici, ci aiuta a donare la vita per gli altri,
ma soprattutto ci spinge verso l'alto alla ricerca dell'unico vero
senso della nostra vita: l'unione con Dio.
Cristina
Larato