...Sotto il fico

14.12.03 - Attesa e decisione (III Dom. di Avvento 2003)


L'attesa, nel sentire comune, viene spesso considerata come momento di inattività, di "stand by", di sospensione di ogni decisione o scelta. Il Tempo di Avvento è un tempo di attesa che ci invita a divenire consapevoli che Qualcuno sta venendo, verrà presto, è alle porte; ma altro è l'atteggiamento che ci propone: l'attesa cristiana è sostenuta dalla massima attività che costituisce la preparazione all'accoglienza di Colui che viene.
Il Vangelo della III domenica si inserisce in questa prospettiva presentandoci un grande fermento, un'attività intensa intorno a Giovanni il battezzatore che, instancabile, invita alla conversione. La folla, pubblicani, soldati, il popolo tutto, sono in attesa e manifestano un interrogativo vitale che percorre tutta questa pericope e ne costituisce quasi il filo rosso su cui l'evangelista ha inserito il suo messaggio.
"Che cosa dobbiamo fare?". Giovanni risponde con forza rilanciando la domanda nel suo significato più vero e profondo, quasi a dire: "Decidete della vostra vita!".
Sappiamo, infatti, che nel linguaggio evangelico il termine "fare" è molto di più del semplice gesto esterno e supera l'effetto materiale che esso produce. "Fare il bene" coincide con fare la volontà del Padre, fare la giustizia, fare frutti buoni…, mentre l'opposto non sta nel fare il male, ma nel "non fare il bene" cioè "non fare" le parole di Gesù, il suo comandamento... L'uomo è chiamato ad agire e la sua azione non può che essere nel bene, a favore della vita dei fratelli. Non a caso, qui vengono richiamate le condizioni essenziali dell'esistenza nell'immagine del cibo e del vestito.
Oggi, la stessa domanda si ripropone alla nostra coscienza e la stessa risposta ci viene offerta. Si tratta di decidere come vogliamo esistere. Il nostro agire ci costruisce, determina un modo di essere, plasma la nostra interiorità perché l'agire è sempre frutto di una decisione, di una scelta, che chiama in causa la nostra volontà, la nostra libertà, la nostra consapevolezza. Ed è proprio lì, in quella dimensione interiore, che determiniamo della nostra vita. Prepararsi a ricevere la visita di Dio, a camminare con Lui che è il Dio-con-noi, richiede mettersi in gioco in prima persona, accettare di essere coinvolti in una relazione che... non sappiamo dove ci porterà, ma che, certo, sin dall'inizio ci inserisce in una comunità, in un contesto sociale, ci rende responsabili dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, ci consegna gli uni agli altri.
Non è già questa, forse, la vita nello Spirito? In effetti, Giovanni dice che uno più forte di lui sta venendo e immergerà il popolo nello Spirito santo.
I Vangeli, sin dall'inizio annunciano tutto il mistero di Cristo Gesù che è il mistero della salvezza compiutosi nella Pasqua ed è confermato, nella vita dei discepoli, con la Pentecoste. Anche questo brano ci proietta a quel momento in cui lo Spirito ci è donato per realizzare in noi "l'opera" di Dio. "Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Gal 5,22).
Quella gioia e quella pace che il Natale porta in sé, è opera dello Spirito in noi che fa scaturire, alimenta, sostiene, la nostra disponibilità a "correre sulla via dei suoi comandamenti" che si riassumono nella legge dell'amore: "O Dio, fonte della vita e della gioia, rinnovaci con la potenza del tuo Spirito, perché corriamo sulla via dei tuoi comandamenti, e portiamo a tutti gli uomini il lieto annunzio del Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio" (Colletta, III/C).

Sr. Mariella, op

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