...Sotto
il fico
21.12.03
- Una Parola di carne e di terra (IV Dom. di Avvento 2003)
Spero
di non scandalizzare nessuno definendo questa IV Domenica di Avvento
come la Domenica della carne e della terra. Se ripercorriamo le letture
che la Liturgia ci propone, tutto ci appare molto "fisico",
storico: da te Betlemme uscirà colui che ti ha preceduta (le
sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti);
un corpo mi hai preparato; appena Elisabetta vede Maria il bambino
le sussulta in grembo.
Sembra che queste parole, che ascoltiamo solo qualche giorno prima
del Natale di Gesù, ci vogliano suggerire l'estrema storicità
del piccolo fatto accaduto in Israele duemila anni fa. Un piccolo
fatto, perché il più normale tra i fatti: una nascita.
Una giovane ragazza va a trovare sua cugina per aiutarla a partorire.
Maria ed Elisabetta. Due nomi fra tanti altri. Ma la giovane, Maria,
chissà perché, per questo viaggio, corre e raggiunge
in fretta una città della Giudea. Questo solo particolare già
ci può introdurre nella grandezza del piccolo fatto di Betlemme.
Maria, nonostante il buio che avvolge il suo futuro, sa molto bene
cosa deve fare e lo fa speditamente, senza titubanza. Il suo sapere
non è frutto di calcoli mentali ma esclusivamente di fede.
Elisabetta comprende molto bene questo genere di sapienza propria
di Maria: beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole
del Signore.
Il lirico canto che Luca pone sulle labbra di Maria, il Magnificat,
esprime questa grande consapevolezza, che non è tanto quella
di sentirsi amata, scelta - pur essendo anche tutto questo - ma è
espressione di sapienza. Maria ha compreso il nesso profondo tra la
storia del suo popolo, storia di salvezza, e la storia della propria
vita: e questo nesso è il Bambino che porta in grembo.
Il modo poi con cui Maria giunge a questa consapevolezza non è
poi molto lontano da quello con cui noi tutti possiamo comprendere,
per quanto concerne la nostra vita, il nesso che accompagna le nostre
piccole e grandi storie: la lettura continua delle Scritture.
Il Signore viene ancora. L'augurio che vorrei farmi e farvi non è
quello di poter accogliere il Signore che nasce (questo non sta propriamente
a noi; è un dono dall'alto), ma è quello di riuscire
finalmente a prendere in mano il libro della nostra vita, interlineandolo
con quello Sacro per eccellenza (sì, perché anche il
nostro è sacro!) e vedere dove il Signore è nato già
da sempre e dove da sempre è lui che attende noi.
Che questo sia stato un buon Avvento per il Signore, quello in cui
finalmente noi, come Maria, l'abbiamo partorito.
Mauro
Belcastro