...Sotto il fico

01.01.04 - Per una speranza di pace (1° Gennaio 2004)


Il messaggio che il Papa quest'anno consegna a tutti i Cristiani del mondo è ricco di spunti per una riflessione in più direzioni. "Un impegno sempre attuale: Educare alla pace" (testo integrale: Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2004).
Chi educa alla pace e chi è educato? Alla pace: quale pace? Cosa c'è sotto questa parola?
Come ogni anno il messaggio per la pace deve essere compreso e interiorizzato attraverso un approfondimento che deve essere nostro.
Uno dei problemi più prossimi nelle nostre discussioni sui temi di attualità - e quali più attuali di questi sulla pace? - è la poca disponibilità da parte nostra a muoverci verso un serio approfondimento dei temi in questione.
Colloco questo messaggio, forse snaturandolo un po', in un contesto esclusivamente cristiano, portando così la riflessione sulla necessità di leggere più da cristiani che non da storici o da sociologi la situazione mondiale oggetto del messaggio.
Purtroppo non sono più così convinto della comprensibilità di alcune nozioni come "diritto" e "natura". Concetti di questo tipo sono, a mio avviso, facilmente attaccabili da chiunque. E' bene che da cristiani ci riappropriamo delle altre nozioni, espresse più oltre nel messaggio: speranza, carità, fede.
Ad un certo punto il Papa cita il Vangelo di Matteo, là dove Gesù prorompe nelle beatitudini: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio".
Chi sono gli "operatori di pace"? L'espressione greca eirenopoioi significa, secondo una possibile interpretazione, produttori, creatori di pace. Faccio solo una piccola digressione. Nella distinzione aristotelica della scienza, accanto alla filosofia prima - metafisica - e alla pratica, c'è la poietica, scienza del produrre. La produzione è della Natura, che fa naturalmente le sue cose, ma è anche dell'uomo che fa, che crea ogni tipo di cosa a lui utile. La parola evangelica ha a che fare proprio con questo: eireno- (da eirene: pace) e -poioi (da poieo: produrre, creare). Insomma quello che Gesù chiede ai cristiani è di creare la pace, imitando l'attività creatrice di Dio. Ma sulla base di cosa la creerà, quale sarà il suo modello di riferimento? Siamo qui ad un punto nevralgico, perché sulla base del modello l'uomo andrà a costruire diversi modo della pace. E il cristiano è forse chiamato a realizzarne tutte le possibili articolazioni; con un sostrato comune però: la pace che viene da Dio e che è Dio stesso che si comunica. Da cristiano non posso e non devo prescindere da questo fatto che si è realizzato in Cristo nel Natale.
Quindi in un senso creare pace è "creare" Cristo.
Ma poi devo (con questo sempre davanti) imparare a leggere criticamente ogni fatto storico: e per poterlo fare devo ascoltare questo fatto. Non posso, cioè, accontentarmi di leggere l'articolo del quotidiano maggiormente diffuso, pensando così di avere l'esposizione più oggettiva. Illusione. Il mondo deve essere continuamente letto. E' un dovere cristiano leggere il mondo. E dovere di oggi è conoscere la storia che ci ha preceduto e quella più recente. Emerge così un secondo aspetto della pace: l'informazione della pace, ovvero la possibilità di articolare la pace su reali situazioni che conosco.
Ancora: la pace deve essere costruita in comunità. E qui prende volto quell'educare alla pace dell'inizio. Di comunità ce ne sono e se ne costituiscono continuamente. Quella parrocchiale (quella naturale per un cattolico), quella religiosa (dei frati, per esempio), quella della compagnia di amici... Questi sono argomenti urgenti. Se non sono argomenti quotidiani di discussione (e non penso di esagerare) nessuno educherà nessuno alla pace. Riflettiamo sul peso che ha la pace nella nostre parole e su quanto di cristiano c'è nei discorsi che facciamo.
L'ultimo aspetto che voglio sottolineare è quello della necessità di parlare in ogni occasione opportuna e non opportuna dell'ingiustizia. La denuncia dell'ingiustizia e la costruzione della pace nella comunità sono due momenti inscindibili. Così la Pace si realizza sulla base di una guerra: la guerra alla rassegnazione che "tanto il mondo è così", la guerra all'ignoranza e all'indifferenza, la guerra ai tanti piccoli odi che accompagnano ciascuno di noi nei confronti del diverso.
In conclusione: sotto la parola Pace si nasconde una realtà da costruire qui e adesso. Le Nazioni Unite siamo anche ciascuno di noi.
Grazie e Buon Anno… di creazione.

Mauro Belcastro

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