...Sotto
il fico
25.12.03
- Meraviglioso scambio! (Natale 2003)
Il verbo stesso di Dio, colui che è prima del tempo, l'invisibile,
l'incomprensibile, colui che è al di fuori della materia, il
Principio che ha origine dal Principio, la Luce che nasce dalla Luce,
la fonte della vita e dell'immortalità, l'espressione dell'archetipo
divino, il sigillo che non conosce mutamenti, l'immagine invariata
e autentica di Dio, colui che è termine del Padre e sua Parola,
viene in aiuto alla sua propria immagine e si fa uomo per amore dell'uomo.
Assume un corpo per salvare il corpo e per amore della mia anima accetta
di unirsi ad un'anima dotata di umana intelligenza. Così purifica
colui al quale si è fatto simile. Ecco perché è
divenuto uomo in tutto come noi, tranne che nel peccato. Fu concepito
dalla Vergine, già santificata dallo Spirito Santo nell'anima
e nel corpo per onore del suo Figlio e la gloria della verginità.
Dio, in un certo senso, assumendo l'umanità, la completò
quando riunì nella sua persona due realtà distanti tra
loro, cioè la natura umana e la natura divina. Questa conferì
la divinità e quella la ricevette.
Colui che dà ad altri la ricchezza si fa povero. Chiede in
elemosina la mia natura umana perché io diventi ricco della
sua natura divina. E colui che è la totalità si spoglia
di sé fino all'annullamento. Si priva infatti, anche se per
breve tempo, della sua gloria, perché io partecipi della sua
pienezza.
Oh sovrabbondante ricchezza della divina bontà!
Ma che cosa significa per noi questo grande mistero? Ecco: io ho ricevuto
l'immagine di Dio, ma non l'ho saputa conservare intatta. Allora egli
assume la mia condizione umana per salvare me, fatto a sua immagine
e per dare a me, mortale, la sua immortalità.
Era certo conveniente che la natura umana fosse santificata mediante
la natura umana assunta da Dio. Così Egli con la sua forza
vinse la potenza demoniaca, ci ridonò la libertà e ci
ricondusse alla casa paterna per la mediazione del Figlio suo. Fu
Cristo che ci meritò tutti questi beni e tutto operò
per la gloria del Padre.
Il buon Pastore, che ha dato la vita per le sue pecore, cerca la pecora
smarrita sui monti e sui colli sui quali si offrivano sacrifici agli
idoli. Trovatala, se la pone su quelle medesime spalle che avrebbero
portato il legno della croce e la riporta alla vita dell'eternità.
Dopo la prima incerta luce del Precursore, viene la Luce stessa, che
è tutto fulgore. Dopo la voce, viene la Parola, dopo l'amico
dello Sposo, viene lo Sposo stesso.
Il Signore viene dopo colui che gli preparò un popolo scelto
e predispose gli uomini all'effusione dello Spirito Santo mediante
la purificazione dell'acqua.
Dio si fece uomo e morì perché noi ricevessimo la vita.
Così siamo risuscitati con Lui perché con Lui siamo
morti, siamo stati glorificati perché con Lui siamo risuscitati.
(Dai "Discorsi" di san Gregorio Nazianzeno, vescovo)
a
cura di Mariangela Antifora