...Oggi in Terra Santa

15.07.08 - Michel Sabbah nella sua nuova casa

E' appena arrivato nella casa che ha scelto di abitare allo scadere del servizio ventennale come Patriarca latino di Gerusalemme: a Taybe, piccolo interamente cristiano nel cuore della Samaria. Lo incontriamo nel suo nuovo appartamento all'ultimo piano della Casa di riposo fatta costruire da don Raed, parroco latino di Taibe ed ex segretario di Mons. Sabbah. Una posizione bellissima, con un'ampia terrazza da cui lo sguardo spazia sulle colline della regione fino alla conca del Mar Morto e più a est verso Gerusalemme.
Mons. Sabbah accarezza con gli occhi i profili del paesaggio, che invita a riflettere sulla vita e infonde un forte senso di pace.
Perché ha scelto di venire a vivere proprio in questo piccolo villaggio? "La bellezza del luogo è già un'ottima ragione, così come il calore dei suoi abitanti guidati da un parroco famoso per le sue numerose iniziative, ma il riferimento evangelico non manca: anche Gesù sostò a Taybe prima di affrontare la morte a Gerusalemme. Anche allora doveva essere un luogo propizio, dove riposarsi prima delle grandi svolte della vita."
Parliamo di pace, quali buone prospettive ci sono oggi per la Terra Santa? Da buon osservatore Michel Sabbah pondera bene le parole, e il suo silenzio è forse ancora più eloquente: "Purtroppo non vedo segnali incoraggianti, Israele fa difficoltà a uscire da questa situazione, ma è anche vero che Israele non si pone la domanda del perché si è arrivati a questo punto. Le visioni estremiste non portano a soluzioni". Perché si esasperano queste posizioni? "Finché non ci si chiederà la ragione di certi comportamenti, pensando solo di soffocarli non si camminerà verso la pace." Eppure sono in tanti a lavorare per la pace.. "sì, le Associazioni diciamo che 'umanizzano lo scontro' ed è importante che i giovani fraternizzino senza demonizzare il diverso, ma ci vorrà almeno una generazione di tempo per cambiare la mentalità. E comunque il processo di pace non partirà dai governi, ma dal basso, dalla gente."
Quali speranze oggi per la comunità cristiana in Terra Santa? "Come capi religiosi stiamo pensando di rendere economicamente più autonome le nostre comunità, organizzandole sul modello della prima comunità cristiana di Gerusalemme, come descritta negli Atti degli Apostoli, dove chi aveva dei beni li sapeva condividere in modo che nessuno fosse nel bisogno. Non dobbiamo più dipendere dagli aiuti esterni, è meglio investire nell'organizzazione locale in modo che si superi la logica del profitto a vantaggio del bene comune e della permanenza dei cristiani in Terra Santa. Ma ci vorrà del tempo anche per superare la mentalità egoista di alcuni e quella favorevole all'assistenzialismo degli altri."

Chiara Tamagno

 

Invia questa pagina ad un amico
Vai all'Archivio
Torna alla pagina Oggi in Terra Santa