...Oggi
in Terra Santa
09.05.04
- Il regalo più grande (V Domenica di Pasqua '04)
Il
breve passo dell'evangelista Giovanni apre una finestra sul Cenacolo;
Giuda è appena uscito ("Preso il boccone, egli subito
uscì. Ed era notte", riporta il versetto 30) e il tradimento
sta per compiersi; Gesù, per la prima volta, si rivolge ai
suoi chiamandoli Figlioli. Il momento è struggente: per gli
apostoli è una calda serata di festa; forse mai come durante
questa cena di Pasqua hanno sentito così vicino il loro maestro,
insieme a lui hanno gustato un'intimità piena. Per Gesù,
invece, è il momento del panico, dell'angoscia che sale e si
blocca in gola: presto verrà abbandonato, si avvicina l'immensa
solitudine del Getsemani e, quindi, il dramma.
Ma prima del sacrificio, c'è ancora tempo per il regalo più
grande. Che assume un valore straordinario, davvero fuori dall'ordinario,
proprio per il momento in cui viene donato: una manciata di minuti
prima della Passione.
"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri;
come io vi ho amato, così amatevi voi gli uni gli altri".
Sembra utopia, ma non lo è: perché non è una
sentenza, non è uno dei tanti dettami della legge. Sono quasi
le ultime parole del Cristo, il Figlio di Dio, che si è fatto
uomo e sta per offrirsi al sacrificio più grande.
E'
la testimonianza stessa di chi parla che rende credibile e incredibilmente
umano un comandamento così alto. Il traguardo, sembra voler
dire Gesù, è alla portata di tutti: se Dio si è
fatto uomo e ha donato il suo unigenito, non potrà forse l'uomo
camminare su questo solco e inserirsi in questa vera e propria spirale
d'amore?
Il comandamento non è nuovo nel contenuto (e lo sapeva bene
il giovane ricco, che - interpellato da Gesù sul contenuto
della legge - risponde senza esitare "Amerai il Signore Dio tuo
con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza
e il prossimo tuo come te stesso", Lc 10, 27). Tutta la novità
risiede piuttosto in chi lo pronuncia: l'amore reciproco non vede
coinvolti solo più gli uomini, ma parte da Dio stesso.
Ecco finalmente che il mandato esce dalla logica del precetto ed entra
in quella dell'esempio, della testimonianza viva. Le parole sono le
stesse contenute nel Levitico, ma ecco che - quando escono dalla bocca
di Gesù - assumono un valore carico di immensa e fantastica
novità. Per gli apostoli si apre una possibilità nuova:
amare come ama Dio.
Ma la stessa prospettiva vale per noi, ed è il grande mandato
della festa pasquale. Anche noi, amati dal Padre fin dalla nascita,
possiamo e dobbiamo ampliare il cerchio della reciprocità,
facendoci portatori di un amore grande, puro, che non chiede alcuna
contropartita terrena. Perché questo amore ci viene dall'alto
e punta inesorabile verso l'alto.
Certo, ci vuole fede. Solo credendo fermamente nel mistero della morte
e risurrezione possiamo comprendere il grande dono, la grande strada
dell'amore che Gesù ci ha aperto con quelle parole e con i
gesti che, pochi minuti dopo, si sono trasformati nella testimonianza
più grande.
Ma è anche un messaggio carico di immensa speranza. Vi ritroviamo
semplici e grandiosi ingranaggi di un meccanismo costantemente svelato
e continuamente alimentato dal Padre: dopo l'esempio perfetto di Gesù,
Dio ci offre la possibilità di imitarlo grazie al dono costante
dello Spirito. Davvero è un comandamento nuovo. E' l'indicazione
del percorso più difficile ma anche più bello per vivere
e moltiplicare l'immensa gioia del sepolcro vuoto della domenica di
Pasqua.
Marco
Ferrando