...Oggi in Terra Santa

La costruzione di case per i Cristiani: un freno al loro esodo

La vita dei cristiani in Terra Santa non è mai stata facile e probabilmente non lo sarà mai. Ci sono molti condizionamenti sociali, politici, religiosi e di altra natura che impediscono il normale realizzarsi, anche per un cristiano, di una esistenza dignitosa. Bisogna fare qualcosa per porre un freno all’esodo dei cristiani. Non basta parlare. Bisogna fare qualcosa di concreto: “Date a loro voi stessi da mangiare” (Lc 9,13), direbbe ancora oggi Gesù ai suoi discepoli. Ed è quello che hanno fatto da sempre i Francescani di Terra Santa. Con diverse iniziative: scuole gratuite, borse di studio per studenti universitari che desiderano studiare nel Paese, posti di lavoro, aiuto a livello sociale. Per fare un esempio, durante questi due anni di “Intifada” agli operai che lavorano nelle case dei Francescani di ospitalità (“Case Nove”) è stato dato un salario in misura del 75%, nonostante non ci fossero pellegrini e le Case fossero chiuse. Ma l’attenzione maggiore è per le case per i cristiani.
Questa opera sociale non è nuova; risale al secolo XVI. La ragione è molto semplice: nel periodo in cui i Turchi governavano la Palestina (1517-1917), i Cristiani erano esclusi da qualsiasi lavoro remunerativo e, di conseguenza, erano nell’impossibilità di possedere o pagare l’affitto di un appartamento. Per qualsiasi famiglia, soprattutto in Oriente, la casa è un elemento vitale per la permanenza in un luogo (si può capire quale significato riveste la demolizione delle case dei terroristi da parte dell’esercito israeliano). I Francescani furono fin dal principio coscienti dell’importanza di questo problema e per questo cominciarono a comperare case o affittarle per poter alloggiare i cristiani ed assicurare loro radici stabili, specialmente a Gerusalemme.
Attualmente i Francescani dispongono nella Città Vecchia di Gerusalemme, a beneficio dei Cristiani, 392 alloggi, dei quali 357 sono di sua proprietà e 35 in affitto; sono dunque 392 le famiglie ospitate. La maggior parte di queste famiglie vi abitano gratuitamente o pagano una cifra simbolica. Nell’ultimo decennio si è molto lavorato per ammodernare queste abitazioni.
Tutto questo però non è sufficiente. Perciò in questi ultimi anni i Francescani hanno indirizzato gran parte delle proprie energie e risorse economiche nella costruzione di nuove case. Così a Beit Hanina, a nord di Gerusalemme, si sono costruiti 42 appartamenti per altrettante famiglie cristiane; a Betania, la cittadina di Marta, Maria e Lazzaro, “gli amici di Gesù”, vivono 20 famiglie cristiane in un complesso di appartamenti costruito recentemente; in Er-Ram, tra Beit Hanina e Ramallah, vivono 18 famiglie in altrettante case costruite dai Francescani.
Ci sono nuovi progetti in corso, come la costruzione, in avanzata fase di studio, di 35 appartamenti a Betlemme. Il progetto più ambizioso però è quello che si è iniziato a realizzare a Betfage accanto al Santuario francescano, dal quale ogni anno parte la processione della Domenica delle Palme a ricordo dell’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. Molte sono state le difficoltà incontrate: ci sono voluti 15 anni per poter avere il permesso di costruzione da parte delle autorità di Israele e per superare ogni tipo di problema per espletare tutte le pratiche burocratiche. La difficoltà maggiore ora è certamente quella di reperire la cifra per far fronte alla spesa preventivata: l’intero progetto infatti prevedere un costo di 10 milioni di dollari. I lavori di costruzione del complesso abitativo, che porta il nome di “Villaggio di San Francesco”, sono già iniziati: è stato livellato il terreno ed è cominciata la costruzione del primo lotto.
Può sembrare strano che i Francescani, “uomini della povertà”, si dedichino alla imprenditoria. Ma già dal XIII secolo, da quando cioè si sono installati in Terra Santa e la Chiesa ha loro affidato la custodia dei Luoghi Santi, i Francescani hanno capito che questo era un modo per evitare la emigrazione di massa dei Cristiani e la conseguente scomparsa della presenza viva della Chiesa. I Santuari che ricordano i luoghi biblici “dove Gesù è passato”, diverrebbero, senza i cristiani, semplici musei.
Per questa missione, essenziale per tutti i Cristiani del mondo, i Francescani non contano sull’aiuto dei Governi che “mirano ad altre cose” – come è successo durante i 39 giorni dell’assedio della Basilica di Betlemme. Da figli di San Francesco, essi continuano a confidare nella Provvidenza di Dio che muove i cuori delle persone più semplici, capaci di aiutare i poveri e chi si trova nella necessità, e coscienti che il proprio gesto non può cadere nel vuoto perché indirizzato al bene: frenare l’esodo dei Cristiani dalla Terra Santa. I Francescani sanno che il loro lavoro è solo una goccia nell’incredibile oceano di difficoltà che la Terra Santa vive; tuttavia sanno di poter dare a tanti Cristiani un motivo di speranza, una speranza tangibile.

Artemio Vitores
Gerusalemme

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