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04.01.04
- Siamo tornati : più ricchi, più felici e... più
belli
Con gioia
diamo notizia del pellegrinaggio in Terra Santa che abbiamo vissuto
nel tempo di Natale e durante il quale abbiamo salutato il nuovo Anno.
Siamo partiti da Torino in 21, giovani sulla trentina o poco più,
accomunati dal vivo desiderio di scoprire (o riscoprire) il messaggio
e la bellezza dei Luoghi Santi.
Siamo partiti pellegrini, ciascuno con le proprie attese e tutti con
una grande disponibilità ad ascoltare, a ricevere, a condividere
nella fraternità i doni che via via arrivavano nei nostri zainetti...
Ora li tiriamo fuori, li mettiamo in ordine e li mostriamo con gioia
agli amici, che vogliono sapere com'è andato il nostro viaggio
e, forse, si accorgono che in noi c'è qualcosa di bello, di luminoso,
di nuovo...
Sì,
siamo stati bene, accolti da una Terra che è sempre generosa
con chi le si accosta con quella curiosità sincera che, passo
dopo passo, si fa meraviglia, contemplazione, amore.
Abbiamo seguito l'itinerario classico, cercando di cogliere il messaggio
straordinario che si cela nell'ordinarietà di ogni Luogo.
Tutto è iniziato, anche per noi, a Nazaret, tra le pareti della
grotta dell'Annunciazione... quindi siamo saliti al Mistero del Monte
Tabor e poi discesi nella quotidianità della casa di Pietro a
Cafarnao, che gli archeologi restituiscono viva come ai tempi di Gesù.
Abbiamo navigato anche noi sulle acque del Lago di Tiberiade e, in una
splendida giornata di sole, abbiamo ascoltato il messaggio del Monte
delle Beatitudini. Se la Galilea ci avvolti con la delicatezza dei primi
passi, la Giudea ci ha sorpresi con potenza solenne: abbiamo raggiunto
la Città Santa, Gerusalemme, che ci ha accolti nella pace delle
sue mura e ci ha invitati a scoprirla nei suoi Luoghi più eloquenti
e in quelli apparentemente più nascosti. Città eterna
eppure città così vicina alle nostre radici da sentirla
nostra da sempre!
Dal Monte degli Ulivi al Cenacolo, dalla Via dolorosa Santo Sepolcro,
dalla chiesa della Dormizione di Maria a Sant'Anna, alla cattedrale
greco cattolica e a quella armena... Gerusalemme ci ha mostrato tutta
la sua ricchezza e la sua bellezza. E alla sera, ci ha offerto incontri
indimenticabili con la parrocchia francescana, con la comunità
ebraico cristiana, con il Padre Custode di Terra Santa che si è
intrattenuto a cena con noi!
La fede si è nutrita della storia antica e dell'arte che ci venivano
illustrate da p. Giorgio, mentre la carità ci ha aperto gli occhi
sull'attualità più recente. Abbiamo riflettuto e pregato
davanti agli orrori narrati al Museo dell'Olocausto, così come
abbiamo toccato con mano i tristi effetti del Muro che oggi si sta costruendo
in quella terra...
Siamo stati anche a Betlemme e l'incanto dell'umile grotta ci ha fatto
dimenticare i controlli al check point per entrare in città.
La pace si sta facendo strada, è la grande attesa da tutti, ed
è possibile soprattutto se gente di pace ha il coraggio di farsi
pellegrina di speranza: con questa fiducia abbiamo deciso di raggiungere
anche Gerico, città occupata, e siamo passati senza problemi
al posto di controllo israeliano.
E' stata l'ultima escursione, indimenticabile per il suggestivo tratto
di deserto che abbiamo attraversato, ma ben di più per la comunità
cristiana che siamo andati a visitare: in quella città prigione
ci sono anime che si sentono quasi dimenticate da Dio e dagli uomini
e la nostra visita è stata così benedetta che la teniamo
tra i ricordi più cari.
Infine, non possiamo tacere una nota singolare che ha accresciuto l'armonia
di questo viaggio: il canto! Visto che metà del nostro gruppo
fa parte di un coro polifonico torinese, il canto ha accompagnato tutto
l'itinerario, incorniciando nella musica il messaggio che i Luoghi di
volta in volta suggerivano. Una nota di bellezza in più per chi
ha cantato e per chi ha ascoltato, un motivo in più per dire
grazie al Signore che ci ha fatto strada e ci ha offerto tutto ciò
che di bello si può gustare a casa sua: che la Terra Santa sia
davvero la casa natale di ogni cristiano.
Diamo
ora spazio ad alcuni pellegrini che ci hanno scritto le loro fresche
impressioni.
A loro e a tutti gli amici che hanno partecipato a questo primo viaggio
del 2004 va il nostro grazie e il nostro augurio di buona strada.
fra
Giorgio e Chiara
Non trovo una parola più bella, per descrivere i giorni trascorsi
in terra d'Israele, che GIOIA.
Gioia nel percorrere un cammino là dove tutto ha avuto inizio
ed apparentemente ha avuto fine.
Gioia nel provare ad immergersi nel mistero che da origine alla mia
pochezza di Cristiano.
Gioia nel pensare che di fronte a tutto ciò non trovo parole
per esprimere ciò che cresce nel cuore.
E poi fermarsi li a contemplare un sepolcro vuoto...
"Perchè cercate tra i morti colui che è vivo ?"
Sono grato al Signore e alle persone che mi hanno guidato per aver avuto
la possibilità di "sporcare" le mie scarpe nella Terra
che ha sporcato i piedi di Gesù.
Prego affinchè questa terra non cada troppo presto dalle mie
scarpe, perchè possano sporcare altri luoghi, perchè possa
render grazie a Dio per i molti doni ricevuti, perchè pur peccatore,
possa rendergli testimonianza e da servo inutile un giorno possa dire
"Mio Signore e Mio Dio".
Angelo
Il viaggio è stato intensamente vissuto: Nazaret, Betlemme, Gerusalemme
non abbiamo certo perso tempo, ma i luoghi sono così ricchi che
già il desiderio di ritornare si fa forte.
Prima del viaggio conoscevo solo un poco Fr. Giorgio e Chiara.
Eppure attorno alla S. Messa celebrata nella grotta di S. Girolamo a
Betlemme, accanto al luogo in cui è nato Gesù ho riprovato
la gioia di essere figlio dell'unico Padre, accanto ai fratelli, con
i quali si è subito creata un'unità di intenti.
Sui luoghi in cui si è svolta la vita di Gesù, grazie
alla preziosa guida di P. Giorgio e P. Daniele, alla fraternità
con i nuovi amici, Tu o Signore ti sei riproposto in me come "Via,
verità e vita". Ancora una volta, grazie.
Alberto
Per me un cestino pieno di emozioni.
Sapevamo che avremmo avuto la possibilità di cantare in una chiesa
con una buona acustica, ma nessuno di noi poteva immaginare quanto sarebbe
accaduto di lì a pochi giorni dalla nostra partenza.
Nei primi giorni di viaggio, il nostro piccolo gruppo di coristi aveva
timidamente intonato qualche canto durante la Messa, ma consapevoli
del fatto che eravamo in pochi, non volevamo avventurarci in qualche
esibizione troppo azzardata.
Man mano che il viaggio proseguiva, anche gli altri compagni di viaggio
sembravano apprezzare i momenti di unione che il nostro canto offriva
e questo ci faceva molto piacere, perché esprimeva la gioia e
la serenità che respiravamo in quei luoghi.
Quando giungemmo a Gerusalemme, tra le visite in programma c'era anche
quella alla chiesa di Sant'Anna. Pensando di non avere molto tempo a
disposizione, decidemmo di intonare due canti facili che si potevano
fare anche in numero ristretto.
Eravamo ancora intenti a scaldare la voce, quando alcuni dei nostri
compagni di viaggio, entrarono a vedere chi stava cantando, quasi increduli
che potessimo essere noi.
Ancora un po' titubanti, ma consapevoli dell'effetto che il nostro canto
stava producendo, fummo invitati da Fra Giorgio a disporci a semicerchio
sugli scalini davanti all'altare.
Sono ancora emozionata, pensando all'atmosfera che c'era all'interno
della chiesa. Con il nostro canto avevamo attirato altri pellegrini
che, silenziosamente, si erano sistemati nei banchi per ascoltarci.
La musica è una delle forme di linguaggio universale che permette,
a chi ha il cuore aperto, di capirne il valore.
Tutti noi eravamo rapiti dal suono delle nostre voci, che in modo armonioso
riempivano la chiesa, ci avvolgevano e irradiavano i nostri volti di
gioia. Tutte le volte che tentavamo di smettere,venivamo invitati a
ripetere anche gli stessi brani pur di non rompere l'atmosfera che si
era creata.
E senza quasi rendercene conto, qualcuno illuminò la chiesa e
per qualche minuto il nostro canto fu avvolto dalla luce.
Sono partita con un cestino vuoto che ora è pieno di bei ricordi,
forti emozioni e voglia di tornare là, in quella terra dove,
oggi, tutti hanno paura di andare, per rivivere ancora quei bei momenti.
Paola
Il pellegrinaggio che ho vissuto in Terra Santa non lascia sensazioni
riassumibili in pochi aggettivi: mi ha fatto provare dei brividi di
fronte a luoghi capaci di testimoniare e di fronte a persone che ti
dimostrano l'attualità del messaggio divino.
Ho visto allo stesso tempo la meschinità dell'uomo confrontarsi
con la sua grandezza, il suo essere violento bilanciarsi con i gesti
di solidarietà ed amore; ho incontrato la sofferenza profonda
derivante da una vita difficile di convivenza tra popoli in tensione,
ma anche l'attaccamento alla speranza che è radicata nella Parola
diffusa 2000 anni fa.
Un aspetto che mi ha colpito visitando questi luoghi è che in
tutti i posti toccati dalla vita di Gesù l'uomo ha innalzato
basiliche, chiese e santuari come piante cresciute dallo sviluppo di
un piccolo seme: le basiliche sui semi della grotta dell'annunciazione
e della natività, il S. Sepolcro sui semi della roccia del calvario
e del sepolcro.
Questi semi, valutati con il metro umano, sono piccoli, quasi miseri:
piccole case di pietra, grotte scarsamente illuminate. Se si guarda
alla forza del significato di queste pietre ed al messaggio di speranza
che in esse ognuno di noi può trovare, ho provato delle sensazioni
che non avevo mai provato prima, neanche di fronte alle più belle
opere dell'uomo.
Paolo
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