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10.09.04 - Nel silenzio del deserto Il nostro viaggio inizia nel deserto, il 15 agosto del 2004 e termina nella Terra Promessa, il 26 dello stesso mese, ripercorrendo le orme di Mosè alla ricerca delle nostre origini religiose, del fondamento della nostra fede e di noi stessi. La prima passeggiata si svolge, infatti, di notte, nel deserto del Neghev, precisamente nei dintorni di Arad: qui la bellezza del cielo stellato si incontra con l'aridità del suolo, la solitudine dei luoghi, il silenzio. E in questa contrapposizione di luci e ombre ritornano in mente le parole di frate Giorgio sulle valenze bibliche del deserto: "nella tradizione profetica il richiamo del deserto è un richiamo ambiguo". Secondo il profeta Elia il deserto si identifica con un luogo di morte, o meglio, con un luogo in cui è ricorrente il desiderio di morte (1Re 19,4) finché, nel silenzio del deserto, si rivela come un luogo intimo per eccellenza: non il vento, non il terremoto, non il fuoco, ma "il sussurro di una brezza leggera" (1Re 19,12) parla a Elia. Per il profeta Osea il deserto è, invece, un luogo idillico in cui bisogna ritornare per ritrovare la propria identità, per riconvertirsi attraverso la prova del bene e del male. Nell'intimità del deserto, Dio, 'lo sposo' (attraverso la metafora del matrimonio si immagina il rapporto fra Dio e l'uomo) può parlare al cuore della 'sposa', il popolo di Israele, divenuto infedele: " perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore" (Os 1,6). C'è da chiedersi quanto l'esperienza del deserto sarebbe importante anche per noi, cosa potrebbe dirci "il sussurro di una brezza leggera", abituati al frastuono delle nostre città, delle nostre vite. Dai luoghi
della natura passiamo ai luoghi della storia: l'indomani, siamo a Masada,
la poderosa rocca-fortezza in cui trovarono rifugio Zeloti e Esseni
tra il 66 e il 73 d.c., nell'ultima disperata resistenza contro i Romani,
che si erge maestosa sulla sponda del Mar Morto. Ci troviamo di fronte
a una testimonianza impressionante della fierezza del popolo ebraico
che preferì darsi la morte piuttosto di cadere in mano ai nemici,
così come ci racconta Giuseppe Flavio: e il terrapieno, innalzato
dai Romani per tre lunghi anni, che rese espugnabile la fortezza, ora
la rende accessibile anche a noi che lo percorriamo sotto il sole cocente
per scoprire a poco a poco le affascinanti vestigia di palazzi, terme,
cisterne e infine luoghi di culto, una sinagoga, una chiesa bizantina. L'indomani
si parte alla volta del Sinai, luogo centrale del nostro itinerario,
lungo wadi e piste color rosso fuoco, dopo un breve intermezzo costituito
da un piacevole bagno nel Mar Morto, la più profonda depressione
sulla terra, 400 m. sotto il livello del mare, legato ai racconti biblici
su Lot e sulla distruzione di Sodoma e Gomorra. Chissà quanti
pellegrini avranno fatto lo stesso per ritrovare refrigerio! Il viaggio
prosegue in Giordania in un susseguirsi di scoperte del bello e dei
luoghi dell'anima: Petra, la capitale dei Natabei, dove l'opera magistrale
dell'uomo si combina con quella potente e imperiosa della natura e le
gloriose testimonianze del passato, tombe faraoniche, teatri, templi,
basiliche, ecc. sono abbellite dai giochi policromi delle rocce in cui
sono scavate; Jerash, antichissima città della Decapoli, un sito
archeologico di grande interesse storico e di grande impatto emotivo,
che conserva sontuose vestigia del passato ellenistico, romano, bizantino;
Madaba, l'antica Medba, città dagli splendidi mosaici bizantini,
fra cui la Mappa della Terra Santa, eccezionale documento di geografia
biblica del VI sec. Prima di
lasciare la Giordania, il nostro percorso tocca un altro luogo santo,
il sito sulle rive orientali del fiume Giordano, in cui Giovanni Battista
avrebbe vissuto e battezzato Gesù Cristo; ancora volta sono i
passi del vangelo di Giovanni che accompagnano la nostra visita: Poi, finalmente,dopo
il lungo viatico della frontiera israeliana, giungiamo, alla meta finale
e ideale del nostro viaggio-pelleginaggio, Gerusalemme. Iniziamo a contemplarla
dall'alto, dal Monte degli Ulivi: ci appare una visione mistica e magica
nello stesso tempo, un agglomerato di costruzioni, di pietre bianche
e rose, di moschee, minareti, campanili, chiese e sinagoghe, tutte insieme
racchiuse da una superba cerchia di bastioni. Forse è da cercare
la sua anima, la sua sacralità proprio in questa vicinanza e
confusione di simboli religiosi, nella coesistenza e quasi sovrapposizione
dei richiami alla preghiera dei muezzin, con i rintocchi delle campane
o con il brusio delle preghiere degli ebrei al Muro del Pianto. I luoghi
santi sono tanti da lasciare sgomenti per l'emozione, spauriti, senza
parole: la chiesa della Dormizione di Maria, Il Cenacolo, Il Santo Sepolcro.
Non resta che pregare: "che il vangelo brilli per i popoli come
speranza di pace, giustizia ed equità, che porti serenità
a tutti noi, alle persone vicine e lontane". Il nostro
cammino è finito: è ora di tornare a casa, per fare tesoro
dei luoghi dell'anima visti, delle parole ascoltate, dei versi biblici
letti. Laura
Torta |