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Veglia di preghiera per la pace in Terra Santa (19.12.02)

"Il Signore scriverà nel libro dei popoli: là costui è nato" (Salmo 87).
Ce lo siamo ripetuti, quasi per farne ancora una volta memoria, assieme ai frati e a don Diego Bona, vescovo di Saluzzo, nella chiesa di s. Antonio, giovedì 19 dicembre. Ci siamo incontrati per pregare Dio, per chiedere a gran voce pace su Gerusalemme, e lo abbiamo fatto in modo semplice: leggendo e meditando la Parola.
Con una antica preghiera siamo stati introdotti al cospetto di Dio:
"Ti preghiamo, Padre dell'Unigenito, Signore dell'universo, creatore di ogni creatura, manda il tuo Spirito sulle nostre menti, donaci di comprendere la divina parola da lui ispirata, di interpretarla in modo puro e degno, affinché tutti i fedeli qui riuniti ne ricavino profitto…".
Poi il profeta Isaia ("Alla fine dei tempi, tutte le genti, affluiranno al monte del tempio del Signore; …un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo…"), il profeta Sofonia ("Il Signore Dio in mezzo a te è un salvatore potente…"), il Vangelo di Matteo ("Maria concepirà un figlio e tu, Giuseppe, lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati…").
Con l'omelia, don Diego ha interpretato la Parola e letto i tempi: ci ha parlato di Gerusalemme, città della speranza di pace, ma da sempre in guerra; di Betlemme, laddove è nato il Signore, ma anche tutti noi; ha detto degli uomini continuamente umiliati, nel paese dove Dio ha restituito ogni dignità perduta.
Ma sono due, mi pare, le cose emerse con maggiore forza: la Terra Santa è il luogo da dove noi veniamo, ma è anche il solo luogo da dove può venire la pace del mondo. Là, infatti, il Signore "ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo" (Ef 2,14). La seconda cosa riguarda la preghiera celebrata: essa stessa è stata un piccolo segno di pace, perché fatta al cospetto di Dio.
Credo si possa utilizzare una espressione del vescovo come sintesi e sottotitolo della veglia: "Quello che impossibile gli uomini facciano, noi te lo chiediamo in ginocchio".
Questo, in conclusione, l'invito che rivolgiamo a tutti: imploriamo Dio continuamente per la Pace, "perché cada l'odio dei cuori e le armi dalle mani".
"Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore" (Is 2, 5)

Mauro Belcastro

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