...Le nostre proposte

Veglia di preghiera per la pace in Terra Santa (mag. '03)
Ancora insieme, per la terza volta. Insieme per pregare, per chiedere, per supplicare, per implorare, per attendere il dono grande della pace in Terra santa.
Lo diceva anche il Vescovo di Ivrea, mons. Miglio: abbiamo fatto memoria della santa Sion nel nostro incontrarci ancora una volta. Al cenacolo, per la prima volta, accadde la Chiesa: da lì ogni nostro incontro è supplica e attesa di Dio.
Il vescovo non ha parlato degli eventi che sconvolgono la terra del Signore, dei cristiani, dei palestinesi, degli ebrei: quelli li conosciamo già. Ha fatto però emergere il tratto dell'umanità di Dio, della "carnalità" di Dio, tanto da essersi fatto storia; è a causa di questo che noi possiamo amare il luogo della sua manifestazione tra gli uomini, per gli uomini.
Di quella terra pensiamo, certo, ai luoghi delle grandi manifestazioni di Dio, ma la nostra fede, in questo Tempo di Pasqua, ci riporta anche al segreto luogo della nascita della chiesa: il Cenacolo. Lì il Signore ha mostrato le mani e il costato, apparendo risorto ai discepoli, lì giunge inatteso a gente spaventata il dono dello Spirito, lì è eletto Mattia, lì avviene il primo piccolo "concilio".
Subito non ho compreso perché mons. Miglio insistesse sul fatto della carne, dell'umanità, della storicità del Signore, ma credo di aver afferrato il motivo di tanta insistenza: l'umanità di Gesù è il vero luogo che ci è dato per giungere laddove nulla passa. La terra del Signore ne è un grande segno. Amare questa terra è ad un tempo amare ciò che continuamente ci rimanda alla Gerusalemme del cielo, quella che non è fatta di pietre, quella che non è deturpata dalla violenza, quella insomma che non cadrà mai e che sarà vero luogo di incontro e di unità per tutti i popoli.
E il ricordo della nostra chiesa Madre è stato accompagnato dalla musica, quasi fosse Lei stessa a cantarcela. Anche Bach e Widor hanno fatto assaporare al nostro cuore (perché la musica parla al cuore!) la melodia senza tempo della Gerusalemme di lassù.

Ci auguriamo che questo difficile momento - che ormai dura da molto tempo - per la Terra Santa non sia motivo di allontanamento dei cristiani dalla loro Grande Radice, come non lo è stato per Beppe che per noi è stato un esempio di come si devono amare i segni di quaggiù e così giungere là, dove questi segni trovano la loro unica ragione di essere.

Mauro Belcastro

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