...Le nostre proposte

10.08.05 - A Gerusalemme tra storia e fede, passata e presente

Si è conclusa con grande soddisfazione di tutti la settimana biblica a Gerusalemme (1-8 agosto), organizzata dal Commissariato di Terra Santa piemontese, in collaborazione con i docenti dello Studium Biblicum Francescanum.
Un itinerario ricco di approfondimenti sulla storia che là le pietre raccontano e testimoniano, un percorso interessante tra le pieghe della tradizione giudaica e neotestamentaria, un'occasione provocante per andare alle radici della nostra fede e per meditare la Parola di Dio.
Questo in sintesi il programma: primo giorno dedicato alla spiritualità meditando alcuni passi del Nuovo Testamento
presso il Santo Sepolcro e al Cenacolo, secondo giorno dedicato alla storia e all'archeologia presso il Museo di Gerusalemme, il Monte Sion e la città erodiana, terzo giorno per approfondire la tradizione ebraica al Museo di Israele, quarto giorno dedicato all'attualità, visitando il Museo dell'Olocausto e incontrando i volontari dell'Operazione Colomba, quinto giorno a lezione sui Giudaismi al tempo di Gesù e sugli apporti della letteratura giudaica per la comprensione del Nuovo Testamento, sesto giorno trascorso al romitaggio del Getsemani. Inoltre, abbiamo avuto modo di intrufolarci per le viuzze dei quartieri della Città vecchia, di incontrare i cristiani della comunità locale e di partecipare alla Messa dei cristiani di lingua ebraica (una minoranza in crescita).
Non ci siamo mossi dalla Città Santa, ne abbiamo ascoltato il messaggio, ne abbiamo contemplato i tesori che altre volte avevamo ammirato con l'occhio del turista pellegrino: è stato bello fermarci e godere tanta ricchezza. E ancora più bello è stato condividere questa esperienza con il gruppetto che ha camminato e respirato insieme: eravamo in 15, ciascuno con le proprie domande, le proprie curiosità, il proprio desiderio di attingere alimento per la vita e per la fede.
Ringraziamo il Signore per questo dono e per quanti ci hanno accompagnato in questa esperienza.
Ci auguriamo questa settimana possa diventare un appuntamento annuale che raccomandiamo di cuore a quanti hanno amano cercare i tesori della Parola di Dio nascosti lungo i sentieri della storia.

Riportiamo ora i commenti di alcuni partecipanti, ringraziandoli per questa condivisione.

"Il viaggio a Gerusalemme appena concluso è stato per me un'esperienza decisamente soddisfacente e inquietante.
Innanzitutto si è svolto in una dimensione di assoluta armonia sia all' interno del gruppo sia in relazione all' accurato equilibrio dei momenti di spiritualità,cultura e revisione delle idee e delle sensazioni di ciascuno derivanti dalle diverse situazioni vissute nel corso della giornata.
La presentazione dell' Ebraismo dal punto di vista spirituale, storico, archeologico e sociale mi ha consentito di definire il quadro di base di un problema decisamente complesso, permettendomi un punto di vista sicuramente utile per l' ascolto del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Inoltre mai avrei pensato di percepire nei Luoghi Sacri un tale fermento spirituale da sentire le opere e le parole fondamentali del Cristianesimo in una dimensione temporale così diversa, nettamente attualizzata!
Sicuramente questo viaggio ha soddisfatto alcune curiosità ma ha aperto le porte a nuovi interessi che richiederanno con forza il loro appagamento" (Massimo).

"Immagino di essere ancora al Getzemani, Gerusalemme di fronte, il profumo della terra arsa del giardino mi avvolge… i racconti letti tante volte qui hanno un altro sapore: tocco, vedo, respiro, sento ciò che è accaduto ed è vivo "ogni volta che fate questo in memoria di me".
La settimana è stata intensa e ancora l'esperienza ha bisogno di essere distillata e assaporata. Il mio desiderio di venire si è nuovamente realizzato, sono tornata ed è come fare un tuffo benefico nella complessità e nella confusione.
Gerusalemme non è semplice e non dà risposte immediate. Percorrere le strade della città vecchia, pregare al Sepolcro, incontrare modi diversi di credere e di vivere non è pacificante come un esercizio spirituale o un deserto. L'inquietudine di un luogo da sempre percorso da genti tanto diverse non mi lascia in pace. Ed è bene. La Terra Santa e l'incontro con alcuni dei suoi abitanti mi danno l'incoraggiamento per cercare ancora e meglio, per andare e, spero, testimoniare almeno un poco che, da quella mattina, quando le donne hanno trovato il sepolcro vuoto, Gesù "è con noi fino alla fine del mondo" se ho la forza di non cercare tra i morti ma tra i vivi, con speranza ogni giorno" (Anna).

"Essere ebrei non significa soltanto appartenere a un popolo determinato, a una data nazione; significa appartenere attraverso il sangue a un popolo sul quale la mano di Dio si è posata per sempre, un popolo che il Dio Vivente ha fatto suo e che ha segnato con il suo sigillo". Così scriveva, nel 1936, Edith Stein, filosofa ebrea convertita al cristianesimo e morta in campo di concentramento, ad Auschwitz, il 9 agosto del 1942. Mi sono sembrate le parole più giuste e più vere per sintetizzare il percorso che abbiamo compiuto insieme a Gerusalemme, alla riscoperta delle radici della nostra fede cristiana, sulle strade di una terra santa e misteriosa, una terra ricca di fascino, di storia e di contraddizioni.
Là dove Dio ha mostrato il suo volto, abbiamo guardato alla tradizione ebraica e ci siamo soffermati sulla realtà del giudaismo ai tempi di Gesù. Il culmine del nostro percorso ci ha fatto incontrare i cattolici di espressione ebraica che vivono e pregano oggi, nel 2005, in una comunità parrocchiale di Gerusalemme… Molto resta da fare a ciascuno di noi in termini di ricerca e di preghiera, ma questo avvicinamento all'ebraismo è stato in realtà un graduale processo di avvicinamento al centro della nostra fede, Gesù Cristo" (Roberta)

"Gesù che recupera i detti dei Padri del giudaismo ci suggerisce di andare a ristudiare l'Antico Testamento e non solo. La curiosità è che dove ci sono tre rabbini ci sono tre opinioni e forse questo riassume il viaggio che abbiamo percorso: poliedricità ebrea che può trasformarsi in ricchezza o in povertà.
Nella povertà della violenza contro il paese di Attawadi, ad esempio, dove gli amici di Operazione Colomba ci hanno spiegato come cercano di far convivere due popoli che si contendono la terra. Ma la poliedricità si può trasformare anche in ricchezza, nella ricchezza di persone che in Israele decidono di andare contro corrente e di diventare cristiani cattolici, arrivando a credere che il Messia Gesù è risorto.
Risorto per noi, per gli ebrei, per gli arabi" (Fabiana).

"Vivere a Gerusalemme, anche se per otto giorni, non è mai un'esperienza di passaggio ma lascia comunque qualche segno. C'è il tempo di respirare questa città, di gustare secondo i propri tempi la ricchezza dei luoghi santi e della preghiera che da secoli vi si svolge; c'è anche il tempo di incontrare e conoscere chi vive qui, chi vi opera secondo la propria vocazione di religioso, studioso, operatore volontario. A suggello di tutto, ci è stata offerta la bellezza di inoltrarci per una più vicina conoscenza dell'ebreo Gesù, uomo nel suo tempo e pienamente Dio, capace di vivere con profondità e libertà la storia in cui Dio ha voluto incontrare il suo popolo. Cosa porto a casa? La constatazione rivelatrice che la tomba di Gesù è vuota. Ad essa siamo venuti come alla ricerca di un centro della nostra vita: ma Gesù è vivo e si fa anche "nostra storia" nelle pieghe della nostra vita! E una gratitudine profonda per un Dio che mi incontra dove sono, nella gratuità del suo dono e delle persone che mi hanno guidato, oggi e ieri, verso di Lui" (Chiara P.).

Chiara Tamagno

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