...Le nostre proposte

03.01.06 – Parrocchiani della “Natività di Maria” in Terra Santa, nello stile di Nazareth

Si era preparata da tempo la parrocchia torinese della “Natività di Maria Vergine”, in vista del pellegrinaggio in Terra Santa: l’idea era nata due anni fa dal gruppo missionario e dal suo animatore Luciano, che ha ispirato il cammino e poi ci ha preceduti nella Gerusalemme Celeste. A lui è andato il ricordo particolare nei momenti più significativi dell’itinerario, nella certezza della sua presenza e del suo sorriso dal Cielo.
Dopo alcuni incontri preparatori sul significato e sulle modalità del pellegrinaggio, è arrivato il giorno della partenza: il 27 dicembre, accompagnati dal parroco don Giovanni Oddenino e da fra Giorgio Commissario di Terra Santa, 28 rappresentanti della parrocchia hanno preso il volo verso Tel Aviv.
Prima tappa Nazareth, che ha segnato lo stile del pellegrinaggio, fatto di piccoli passi, di gioia semplice e autentica, di
meditazione profonda e silenziosa della Parola nei Luoghi dove essa è nata. Nel gruppo c’è Teresa, quasi del tutto non vedente, accompagnata dal marito che la guida nel cammino e le descrive ogni particolare per illuminare quanto già lei assapora nel cuore. Un’occasione per essere solidali e… fare famiglia. Grazie Signore per questo esempio di vita piena e nascosta, che germoglia e cresce dove i nostri occhi non riescono a vedere!
Ci si incammina, ciascuno col suo passo, tutti aperti ai doni che la Terra Santa sa distribuire a suo tempo e in abbondanza. L’itinerario prevede i Luoghi evangelici della Galilea, quindi un’intera giornata a Gerico per festeggiare il gemellaggio della parrocchia torinese con quella palestinese: padre Feras ha organizzato una festa grandiosa, con la partecipazione di piccoli e grandi suoi parrocchiani! Durante la messa celebrata in due lingue (momento culminante di fraternità e unità nella fede), all’offertorio la parrocchia della Natività ha portato il dono più significativo: una riproduzione su lino della Santa Sindone conservata a Torino. Tutta la giornata del 30 dicembre è stata occasione di conoscenza e condivisione con i cristiani di Gerico, che hanno preparato un ricco banchetto e gli spettacoli del pomeriggio. Una vera festa di famiglia!
Il viaggio è proseguito poi verso Gerusalemme e Betlemme, alla scoperta sempre sorprendente dei Luoghi della fede e della comunità cristiana che li tiene vivi. C’è stato anche il tempo per ricordare le sofferenze dei fratelli ebrei visitando Yad Vashem, il museo dell’Olocausto, collina di memoria che interroga la coscienza di tutti.
Con semplicità si saluta il nuovo anno durante una cena festosa in un ristorante tipico, cantando canzoni piemontesi!
Ad Emmaus si conclude il pellegrinaggio: ciascuno si sente nei panni dei discepoli che hanno fatto la strada con Gesù e lo hanno riconosciuto nella Parola e nell’Eucaristia. Un invito a proseguire nel cammino che porta a casa, rinnovati dall’esperienza vissuta in Terra Santa.

* * *

Ed ora diamo spazio alla voce di alcuni protagonisti del pellegrinaggio.

“Ero un po’ scettico a fare questo pellegrinaggio, perché da quanto avevo sentito da altri temevo di rimanere deluso. Non ho mai sopportato che i luoghi importanti dove si svolse la vita di Gesù fossero ingabbiati dentro le mura delle chiese. Per me il Golgota doveva trovarsi in una collina all’aperto, il Santo Sepolcro doveva essere una tomba, la mangiatoia della nascita di Gesù doveva essere in una grotta alla periferia della città di Betlemme.
Ma il fatto che ha cominciato a cambiare il mio atteggiamento è stata la frase detta da fra Giorgio prima di partire: “farsi pellegrini vuol dire essere aperti ad accogliere la grazia particolarmente legata a quei Luoghi e che si riceverà in abbondanza se si sarà disponibili all’ascolto lasciando a casa le aspettative e le conoscenze che già si hanno”.
Ora, al ritorno da quel viaggio, posso affermare che la promessa si è avverata e ritengo di aver compiuto il viaggio più bello in assoluto di tutta la mia vita. Mi sono reso conto che senza le basiliche quei luoghi santi non esisterebbero più come tali (magari invece di una basilica ci sarebbe un edificio civile) e la custodia dei francescani è stata ed è davvero preziosa”.

Giorgio F.

“Cosa ci va a fare una persona quasi totalmente non vedente in Terra Santa? E’ la mia condizione e ci sono voluta andare. Accompagnata da mio marito, ho intrapreso questo viaggio, nonostante la gran paura dell’aereo. Pensavo solamente a quanto sarebbe stato bello camminare sulle stesse strade percorse da Gesù!
Desidero testimoniare che, pur non avendo potuto vedere con gli occhi, ho colto con altre sensibilità, ascoltando e toccando, quanto di bello, importante e spirituale ci attende in quella Terra! Che dire di più del silenzio che ci accoglie nella Grotta dell’Annunciazione? E del vento leggero che soffia sul Monte Tabor e che ti fa sentire in un’altra dimensione? E l’emozione provata in barca sul lago di Tiberiade e poi al Monte delle Beatitudini durante la Messa, sotto gli alberi al canto degli uccellini... E poter toccare la fresca e limpida acqua del lago, a Cafarnao, dove ho tastato le pietre di basalto dell’antica grande Sinagoga.
Ricordo il Monte degli ulivi, dove strada facendo ho raccolto una grande varietà di suoni, di profumi e di odori, dal dolce al piccante. Grazie alle descrizioni dettagliate di fra Giorgio, mi pareva di intravedere il luccichio della cupola della Moschea di Omar: che gioia! Infine le sensazioni all’orfanotrofio di Betlemme: credo che non dimenticherò le manine di un piccolissimo che si teneva aggrappato a me e il profumo di buona crema sul viso… Ringrazio il Signore che mi ha fatto vivere questa bellissima esperienza e ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnata”.

Teresa A.

“Cafarnao… luogo privilegiato della fede, luogo dove ci si immerge nel pensiero della presenza di Cristo. Lo seguiamo nei suoi passi dalla Sinagoga alla casa di Pietro, ci meravigliamo e ci commuoviamo perché il Figlio di Dio scelse come sua dimora, durante la sua predicazione, una casa e una famiglia qualsiasi.
La casa… penso che il nostro gruppo si sia sentito a casa propria a Gerico. L’accoglienza della comunità cristiana ci ha commosso: forse così erano accolti i viandanti nei tempi biblici, quando l’ospitalità era sacra. Ho ancora negli occhi la grazia e la spontaneità dei bimbi, forse discendenti di quei piccoli che tanti secoli fa correvano incontro a Gesù… Che il Signore guidi per le strade dell’amore le nostre due parrocchie “Gesù Buon Pastore di Gerico e “Natività di Maria Vergine” di Torino”.

Bianca P.

“La lettura attenta e meditata della Parola mi ha aiutata a rimuovere tante sovrastrutture che purtroppo hanno coperto il volto autentico dei Luoghi Santi, soprattutto a Gerusalemme.
E poi sono stata colpita dalla comunità cristiana locale: in particolare a Gerico, dove le famiglie ci hanno accolto con tanta spontaneità e ci hanno fatti sentire a casa. Ho provato ammirazione e anche un po’ di invidia pensando alle nostre comunità tradizionali e abitudinarie dove raramente c’è tanta freschezza ed entusiasmo.
Infine ringrazio il padre Custode, fra Pierbattista Pizzaballa, per averci spiegato in modo molto chiaro come vivono i cristiani in Terra Santa: una voce autentica di chi vive sul campo”.

Laura C.

“L’emozione che mi porto dentro alla fine del pellegrinaggio è immensa e provo la gioia di essere cristiano! Come pellegrino ho potuto dare consistenza, forma concreta, alla Parola di Dio. Penso ad esempio a Nazareth, dove ho potuto sperimentare la povertà di chi non vanta meriti intellettuali ma è capace di sorprendersi davanti all’opera nascosta di Dio”.

Luigi S.



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