...Sotto il fico

18.01.04 - "Io vi lascio la mia pace" (Settimana Unità dei Cristiani '04)

La preghiera espande il cuore dell'uomo….
Ogni qual volta ne facciamo esperienza, sentiamo che quest'affermazione è profondamente vera.
Ed è vero che la preghiera è un fatto personale, ma anche comunitario; ed è in una dimensione corale che anche quest'anno, nella terza settimana di gennaio 2004, ci raccoglieremo in preghiera davanti al Signore della storia per invocare il dono dell'unità dei cristiani.
Come ogni anno un gruppo ecumenico ha elaborato il testo con il quale riflettere e pregare l'unità. Quest'anno la proposta ci viene da Aleppo, in Siria. Il gruppo, composto da rappresentanti cattolici, ortodossi, precalcedonesi e protestanti, vive quotidianamente la tensione dell'unità.
Come realtà cristiana in un contesto non cristiano, coniuga la convivenza fraterna nel reciproco rispetto, nella solidarietà, nella comprensione e nella costante preghiera ecumenica.
Di più: come città del medio oriente anela fortemente il dono della pace.
Da queste istanze è sbocciato il tema conduttore per questa settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: "Io vi lascio la mia pace" (Gv 14, 23-31).
Il testo scelto per la celebrazione liturgica, tratto dal vangelo di Giovanni, è parte del discorso di addio di Gesù prima di essere consegnato a morte: il suo testamento di vita è una promessa di pace.
La pace: noi tutti la vogliamo. E' umano trovare la pienezza in essa e desiderarla ardentemente dal profondo del cuore. Nondimeno il sentiero che conduce alla pace non è lineare e neanche tanto battuto. Eppure creare relazioni umane costruttive basate sul dialogo, sulla comune ricerca della giustizia e sul rispetto della dignità di ogni persona è requisito previo essenziale per ricevere in benedizione il dono della pace. E la pace diverrà, a sua volta, strumento per condurci ad una maggiore comunione gli uni con gli altri.
La settimana di preghiera per l'unità dei cristiani ci invita dunque a pregare per la pace in unità e per l'unità in pace!
Così formulata questa istanza di preghiera ci porta immediatamente in un contesto alto che richiede una forte dimensione interiore: coinvolge il rapporto verticale con Dio e quello orizzontale con gli uomini.
"Io vi lascio la mia pace": è il testamento del Cristo prima della sua passione redentrice.
E il tema della pace è strettamente legato alla persona del Cristo: a Betlemme gli angeli cantano "Pace agli uomini"; Gesù risorto, nella prima apparizione agli apostoli, annuncia "Pace a voi"!
E la Sua pace implica assenza delle violenze e delle tensioni, ma soprattutto le dimensioni interiori di "eschia", di tranquillità dello spirito, di "coscienza pura", come si esprimono i Padri greci.
Allora, il testamento del Cristo diviene il nostro impegno per la vita: come suoi discepoli siamo fortemente richiamati a riconciliarci in unità in Lui, per essere portatori credibili della Sua pace nel mondo.
Percorriamo il testo giovanneo che i cristiani di Aleppo ci propongono e lasciamoci prendere per mano, lungo questi otto giorni di preghiera, dalla sua consolante promessa.
La pace sia all'interno della chiesa che nel mondo ha il suo fondamento nell'amore creativo e vivificante di Dio per noi (primo giorno, Gv 14, 23).
Nel rivelare l'amore del Padre verso di noi, Gesù promette ai suoi discepoli la pace e la serenità interiore anche in mezzo alle prove (secondo giorno, Gv 14, 23).
Coloro che ascoltano, e custodiscono la parola del Signore nel loro cuore saranno portatori di pace (terzo giorno, Gv 14, 24).
Questa è l'opera dello Spirito Santo: portare la pace e il perdono e renderci capaci di orientare la nostre menti e i nostri cuori a servizio di un mondo che brama la pace (quarto giorno, Gv 14, 26).
Ad un mondo che cerca la pace e la sicurezza con la forza e il potere, offriamo la Pace del Cristo che si fa strada con l'umiltà e il servizio (quinto giorno, Gv 14, 27).
Procedere nel cammino del discepolato ci libera dalla paura e dalla ansietà, memori che l'amore di Dio è più grande di qualsiasi forza che possa opporsi a noi (sesto giorno, Gv 14, 27).
Confermati dalla fede nella resurrezione del Cristo viviamo la nostra vita nella speranza e nella solidarietà con chi è tormentato dal dubbio e dalla paura (settimo giorno, Gv 14, 28).
La vera pace che il Signore vuole donarci porta gioia e ci esorta a donarci agli altri, per condividere la pace (ottavo giorno, Gv 14, 31).
Non stanchiamoci di pregare, sempre, e con fiducia: chiediamo e ci sarà dato…
"Abbi pietà di noi, Dio onnipotente. Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo. Te ne preghiamo, Signore nostro Dio: mostrati propizio, Tu che sei Dio buono e amico degli uomini, e usaci misericordia" (dalla preghiera penitenziale della liturgia siriaca).
La preghiera espande il cuore dell'uomo… lo dilata e lo rende capace di misericordia.

Silvana Malaspina

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