...Sotto
il fico
29.02.04
- Le prove di Gesù (I Domenica di Quaresima '04)
Durante
il tempo della Quaresima la Chiesa ci invita a dedicare una particolare
attenzione a quel processo interiore che chiamiamo "conversione".
Convertirsi significa assumere un diverso modo di agire, di pensare
e di essere, mettendo Dio e la Sua volontà al primo posto e
mettendo in secondo piano qualunque altra cosa, per quanto importante
possa essere. Significa liberarsi dei falsi dèi che ci siamo
creati, in primo luogo il benessere, il potere ed il prestigio sociale.
Nessun brano del Vangelo è più adatto ad essere proclamato
nelle chiese nella prima domenica di Quaresima del brano noto come
"Le tentazioni di Gesù". Il brano mette in giusta
evidenza un aspetto importante della vita di Gesù: Egli, che
fu uguale a noi in tutto fuorché nel peccato, subì le
stesse tentazioni che anche noi subiamo. Desiderio di beni materiali,
sete di dominio e di prestigio: sono queste le tentazioni a cui il
diavolo sottopone Gesù.
Tre tentazioni che a ben guardare hanno molto in comune e possono
essere considerate tre facce di un' unica grande tentazione, che è
la tentazione del potere. E poiché per Gesù subire le
tentazioni non ebbe come conseguenza l' acconsentirvi, anche noi (se
lo vogliamo veramente) possiamo non cadere nelle molte facce della
tentazione di mettere noi stessi al primo posto, e conseguentemente
di lasciare a Dio e al suo progetto su di noi uno spazio assai minore.
Gesù, dopo una lunga permanenza nel deserto, "ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: se tu sei il figlio di Dio, dì
a questa pietra che diventi pane" (Lc 4,3).
La prima tentazione di Gesù è quella di utilizzare i
doni che Dio gli ha dato per trarne dei vantaggi di tipo materiale.
Gesù ha fame, e potrebbe procurarsi il cibo stravolgendo le
leggi della natura; ma non cade in questa tentazione. Pur potendo
procurarsi il cibo non lo fa, non esercita il suo potere per procurarsi
questo vantaggio di tipo esclusivamente materiale. Gesù non
cade in questa tentazione perchè nessuno deve perdere di vista
il vero scopo della sua venuta fra noi. Lui infatti non si presenta
come un dispensatore di beni materiali per se stesso o per altri,
ma come un dispensatore di beni molto più importanti: la vita
spirituale, la fede, la salvezza. Questi doni non si ricevono sovvertendo
l'ordine del creato, ma si ricevono nella normalità della vita
quotidiana di ciascuno di noi. Ecco dunque la risposta di Gesù:
"non di solo pane vivrà l'uomo" (Lc 4, 4). L'uomo
non ha solo esigenze di tipo materiale, e non vive solo per mangiare,
o per lavorare o per divertirsi, ma si pone da sempre alcune domande
sul senso della propria vita. Gesù è venuto per dare
agli uomini le risposte che essi attendevano. Proprio per l'enorme
importanza di questa sua missione, qualunque azione possa essere fraintesa
dagli uomini (come ad esempio fare miracoli clamorosi, ma fini a se
stessi e senza un particolare significato teologico o spirituale)
viene bandita dal programma di Gesù.
Dopo che Gesù ha respinto la prima tentazione, il diavolo lo
tenta ancora. "Mostrandogli in un istante tutti i regni della
Terra, gli disse: ti darò tutta questa potenza e la gloria
di questi regni perchè è stata messa nelle mie mani
e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto questo
sarà tuo" (Lc 4,5-7).
La seconda tentazione è per Gesù il desiderio di esercitare
sul mondo un vero potere a titolo personale e nel senso politico del
termine. Gesù non cede nemmeno a questa tentazione: rifiuta
di esercitare egli stesso il potere sul mondo, affinché non
venga frainteso il vero scopo della sua venuta in mezzo a noi. Egli
è venuto per conquistare i cuori degli uomini e farli diventare
figli di Dio, non certo per instaurare un potere di tipo politico
(che anche se fosse esercitato a fin di bene e senza abusi, vedrebbe
gli uomini non come figli ma come sudditi). Gesù innanzitutto
deve annunciare che la storia è arrivata ad una svolta decisiva:
Dio viene per regnare in un modo nuovo, per aprire un nuovo cammino
verso la pienezza della vita e verso la pace. Anche in questo caso
la risposta di Gesù è netta: "Sta scritto, solo
al Signore Dio tuo ti prostrerai, solo lui adorerai" (Lc 4,8).
Qualunque cosa possa sviare l'uomo dal comprendere l'annuncio del
Regno di Dio non viene preso minimamente in considerazione da Gesù.
Infine, la terza tentazione. Il diavolo "lo condusse a Gerusalemme,
lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: se tu sei figlio di
Dio, buttati giù . e i suoi angeli ... ti sosterranno con le
mani" (Lc 4, 9-11).
Anche questo sarebbe stato possibile a Gesù, e l'episodio avrebbe
sicuramente fatto scalpore e attirato verso Gesù un gran numero
di curiosi. Gli avrebbe dato la popolarità, che Egli avrebbe
potuto sfruttare per insegnare e fare proseliti. Ma anche questa volta
Gesù non cade in trappola. Parlando in generale, se è
vero che Egli può fare una certa cosa (cioè che è
in suo potere farla) non è detto che questa cosa sia lecita,
conveniente o opportuna. Nel caso specifico, non sarebbe stato opportuno
attirare l'attenzione delle folle imponendosi con episodi clamorosi,
ma privi di significato teologico o spirituale. Non sarebbe stato
opportuno farlo, e difatti Gesù non lo fa e respinge anche
questa tentazione: "E' stato detto, non tenterai il Signore Dio
tuo" (Lc 4,12). Gesù non costringe Dio a fare cose che
poco hanno a che vedere con l'instaurazione del Suo Regno.
Respingendo le tentazioni, Gesù delinea abbastanza bene i tratti
fondamentali della Sua presenza nel mondo. Egli esprime un messianismo
che non lascia spazio a ciò che può sviare gli uomini
dal vero significato della sua presenza fra noi. Ma ancora più
di questo, viene delineata un'altra caratteristica della sua presenza:
Gesù sceglie la via della propria croce come via necessaria
per far incontrare il Padre e l'umanità.
Se infatti Gesù non avesse respinto le tentazioni, avrebbe
certamente incontrato un maggior interesse da parte dei suoi contemporanei,
che attendevano un Messia forte, potente e glorioso. Gesù rifiuta
questa strada per seguirne una per Lui più pericolosa: quella
dell' umiltà, della debolezza e della pazienza. Sa che con
questi atteggiamenti creerà molta delusione e anche molta ostilità
fra i suoi contemporanei, ma questo è ciò che il Padre
vuole da Lui per conquistare gli uomini iniziando dai loro cuori.
Gesù respinge le tentazioni a cui il diavolo lo sottopone.
E' una bellissima pagina di Vangelo, a cui però manca il lieto
fine. "Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione il diavolo
si allontanò da lui per tornare al tempo prefissato" (Lc
4, 13).
Gesù ha vinto una battaglia importante, ma il diavolo non è
sconfitto e tornerà nel momento della morte di Gesù,
quando tutti crederanno Gesù definitivamente sconfitto, perfino
i discepoli vedranno dissolversi tutto ciò in cui avevano creduto.
E' inutile dire che questa seconda apparizione del diavolo nella vita
di Gesù sarà solo temporanea e terminerà definitivamente
con l'evento della Risurrezione, lieto fine di tutto il Vangelo.
Giampaolo
Magli