...Sotto
il fico
28.03.04
- "Va' e d'ora in poi non peccare più" (V Domenica
di Quaresima '04)
E'
sempre molto bello rileggere questa pagina del Vangelo di Giovanni
(8,1-11): il nostro cuore si tranquillizza perché la nostra
condizione umana viene presa nelle mani di Gesù con la delicatezza
di un padre che abbraccia un figlio. Il nostro essere uomini e donne
"peccatori" sulla terra non ci esclude dallo sguardo di
Gesù: Egli non ci condanna, ma ci ammaestra e ci invita ad
abbandonare non la nostra umanità, ma il nostro peccato.
La certezza della donna adultera di essere ormai stata condannata
da tutti non è tale agli occhi di Gesù. Il male causa
sofferenza all'uomo e a Dio, ma se l'uomo può cadere nella
disperazione, Dio è più forte del male e la condanna
non è mai definitiva. Con Dio l'ultima parola non è
mai il male, ma la speranza. Perdere la speranza di essere salvati
è il vero peccato davanti a Dio.
L'infedeltà dell'adultera può essere interpretata con
più ampio respiro come il tradimento dell'uomo verso Dio: la
rottura di un rapporto di fiducia crea conseguenze difficili da colmare,
ma là dove c'è l'impegno e l'amore tutto è possibile.
Per ristabilire un rapporto bisogna cominciare mettendosi allo stesso
livello. Giovanni ben due volte sottolinea la posizione "fisica"
della donna adultera: "gli scribi e i farisei gli conducono una
donna... e, postala nel mezzo" e poi "rimase solo Gesù
con la donna là in mezzo". Sembra che la posizione centrale
della donna sia piuttosto importante. Ma se nel primo caso l'essere
posta nel centro è una scelta dei farisei per condannare pubblicamente
la donna ed esporla così al giudizio di Gesù e del popolo;
nel secondo caso l'essere nel mezzo vuole significare la centralità
dell'uomo per Dio. Gesù lascia la donna al centro perché
è la cosa più importante ed inoltre per concederle il
suo perdono Egli si alza. Se di fronte agli scribi e ai farisei Gesù
resta seduto, il suo alzarsi davanti alla donna è un chiaro
gesto del suo amore e della sua disponibilità ad andare incontro
alle mancanze umane senza condanne ma solo con l'invito a seguirlo.
I farisei sono pronti a lapidare la donna: non pongono domande a se
stessi, ma a Gesù con l'unica intenzione di accusarlo: ciò
che essi chiedono è una falsa domanda, quanto piuttosto un'affermazione
che mira a giustificare il proprio atteggiamento: "Mosè...
ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?".
La nostra vita è piena di domande come queste e di falsi interessamenti
che altro non sono che espedienti per compiacerci della nostra cultura
o per mettere a tacere i nostri sensi di colpa. Additare il peccato
altrui è il modo più semplice per nascondere il proprio.
Ma la risposta che Gesù ci da è precisa e inattaccabile:
"Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra".
Quella di Gesù è un'esortazione a compiere un gesto
che metterebbe in seria difficoltà l'autore in quanto il porsi
"senza peccato" davanti alla comunità implicherebbe
l'accettazione di eventuali repliche. Infatti giudicare gli altri
è semplice, ma farlo esponendosi troppo e ponendosi come "metro
di paragone" diventa più complicato e comporta un dose
di coraggio che a noi, come ai farisei manca. Lo scarso coraggio dei
farisei è inoltre sottolineato dall'essere sempre in gruppo:
in tutto il racconto di Giovanni sembra che "l'unione faccia
la forza", si legge infatti: "...quelli, udito ciò,
se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino
agli ultimi". All'interno della folla ci si può nascondere
ed allontanarsi da Gesù è più semplice, mentre
colei che non può restare nell'ombra è la donna adultera:
a lei non è concesso nascondersi né tanto meno scappare,
ma tutto ciò ha una ricompensa, o meglio la ricompensa: il
perdono di Gesù: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in
poi non peccare più".
Cristina
Larato