...Sotto
il fico
04.04.04
- Il riconoscimento della regalità di Gesù (Domenica
delle Palme '04)
Con
la Domenica delle palme entriamo nella settimana santa che ci porta
al centro della nostra fede, al mistero della Passione, Morte e Resurrezione
di Gesù.
E' settimana "santa" e questo aggettivo ce ne dice l'importanza,
ci richiama a un'attenzione particolare di mente e di cuore. La liturgia
di oggi, con la processione delle palme che precede la Messa, ci aiuta
a mantenere uno sguardo d'insieme sul mistero pasquale che ci avviamo
a celebrare.
In effetti, l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, acclamato festosamente
dalla folla come re ("Benedetto colui che viene, il re, nel nome
del Signore"), prefigura già, in qualche modo, la vittoria
di Cristo su ogni nemico, sulla morte. E' riconoscimento, nella regalità,
di forza e potere che Gesù manifesterà nella Sua Resurrezione.
Nello stesso tempo, le letture della celebrazione eucaristica, pur
con elementi anche qui di speranza (l'assistenza, l'aiuto, l'esaltazione
da parte di Dio), hanno tutte riferimento alla passione di Gesù,
dal terzo canto del servo sofferente di Isaia (che possiamo interpretare
anche in chiave messianica, trovando in Cristo il compimento) fino
al Vangelo, la passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo
Luca.
L'evangelista Luca, che in questo anno C ci sta accompagnando, nel
presentarci il racconto della passione di Gesù sottolinea alcuni
aspetti. Prevale anche qui il tema della misericordia di Dio, che
caratterizza il terzo Vangelo, per cui Luca è l'unico che ci
parla di un angelo che apparve a Gesù per confortarlo nella
sua agonia, attenua il rinnegamento di Pietro (confronta i paralleli
di Mc 14,71 e Mt 26,70.72.74), perdona i crocifissori e il "buon
ladrone" promettendogli: "oggi sarai con me nel paradiso"
(Lc 23,43b).
Solo in Luca troviamo la guarigione del servo del sommo sacerdote
ferito all'orecchio. Luca elimina le scene particolarmente dure o
violente: non ci dice degli sputi in faccia, che le guardie lo prendevano
a schiaffi, non racconta la flagellazione, sulla croce fa dire a Gesù
non il Sal 22, tragico, di supplica ("Dio mio, Dio mio, perché
mi hai abbandonato?) ma l'espressione fiduciosa del Sal 31 (nelle
tue mani consegno il mio spirito").
La prima parola che Luca fa pronunciare a Gesù: "Padre"
(Lc 2,49: "Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del
Padre mio?"), è la stessa con cui conclude la sua vita
(Lc 23,46: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito): la
relazione fiduciosa, filiale con il Padre ha caratterizzato tutta
la sua esistenza umana e anche la morte diventa così un affidarsi.
Guidati da questa liturgia ci avviamo a vivere la Settimana Santa
contemplando Gesù che nel suo Amore infinito e incondizionato
dona tutto se stesso, il suo corpo e il suo sangue, per noi (Lc 22,19),
che sta in mezzo a noi come colui che serve (Lc 22,27), che viene
acclamato re dalla folla mentre cavalca un puledro, immagine mite
e umile, ben lontana dai grandi e potenti anche del nostro mondo attuale.
Sostiamo con la Parola in questi giorni perché da essa ci venga
luce, senso e orientamento alla nostra vita. Gesù, come con
i discepoli all'ultima cena, desidera ardentemente cenare, incontrare,
entrare in comunione con ciascuno di noi.
Maria
Poetto