...Sotto il fico

02.05.04 - "Le mie pecore ascoltano…" (IV Domenica di Pasqua '04)

L'ascolto è una comunicazione con Dio e un nostro modo di aprirci a Lui, ma è anche lo stile di Gesù: tutta la sua vita è stata un mettersi in ascolto dell'uomo per conoscerlo, per fargli sentire la sua solidarietà, per intervenire a suo favore fino a dare la vita.
Ma ancor prima Gesù, nella sua essenza più intima, è Figlio in relazione, ascolto, obbedienza al Padre: è la Parola in ascolto, è il rivelatore che può parlare agli uomini perché guarda Dio.Gesù in ascolto del Padre e dell'uomo ha potuto parlarci e ci parla dell'unica realtà che veramente importa a ogni uomo, che ne sia consapevole o no. Conoscendo ogni fibra del suo cuore, ogni neurone del suo cervello, ogni cellula del suo corpo, ogni meccanismo di difesa, ogni reazione istintiva, sa che è il bisogno di Dio, felicità infinita, che detta ogni ricerca e ogni cammino dell'uomo.
Anche le strade che portano più lontano da Lui, che conducono all'inferno già qui in terra, sono percorsi sbagliati alla ricerca del Bene, imboccati per errore per vincere le tre paure fondamentali: la paura di essere inutili, la paura di non essere amati, la paura di perdere la libertà; paure che possono essere riunite in una unica: la paura di morire. Infatti la morte ci è 'nemica', siamo stati creati, pensati dall'eternità, per la vita.
E allora Gesù ce lo dice in tutti i modi possibili, con le immagini più amorevoli e più cariche di tenerezza e ci fa delle promesse: "Io vi do la vita eterna".
"Io do, ora, la vita eterna", non "Io vi darò poi la vita eterna": la vita eterna, se decido di dargli fiducia, di credere in Lui, la posso vivere già da ora! Gesù mi dà anche la sicurezza che non andrò mai perduta, che nessuno può rapirmi dalla sua mano. Per lui Pastore, io, pecora, sono un dono del Padre e sono un bene supremo: "Tutto ciò che il Padre mi dà, vale più di ogni altra cosa".
E se mi sono persa? Se sono andata così lontano che non trovo più la strada? Se sto vagabondando senza meta? Se non ho più sete di Lui perché ho desiderato altre cose: successo, denaro, potere, gloria, riconoscimento, piaceri, agi…? Se non ho trovato l'appagamento dei miei desideri in queste cose e per me vivere non ha più senso?
Dio che ci vuole felici già fin d'ora, soffre la lontananza della sua pecora come se fosse l'unica, piange nel vederla persa e incapace di trovare la strada giusta e fa l'impensabile, scardina la logica umana, i nostri pensieri egoistici.
Lui amore infinito non può dire all'uomo: "Si arrangi, glielo avevo detto…, ora voglio vedere come se la cava…", ma si fa simile all'uomo che si è perso, si fa simile alla pecora più sprovveduta, più testarda, più ribelle pur di rintracciarla, di ricuperarla, fa la sua stessa strada, scende dove è andata a cacciarsi con la sua pretesa di autosufficienza e proprio là la incontra, si fa conoscere, e con amore infinito la riporta a casa.
Dopo aver fatto esperienza del bene che Dio, attraverso Gesù, mediante l'opera dello Spirito, ci vuole donare non è più possibile stargli lontano per molto tempo, fare scelte in dissonanza al suo modo di vedere la realtà, essere sordi alle sue parole.
Gesù cammina innanzi, conduce le pecore sulla sua via, che è la via dell'amore, e le sue pecore vanno dietro di Lui, lo seguono, esprimendo così il loro amore per il Pastore.
Dio, felicità infinita, con la risurrezione di Gesù, con la sua vittoria sulla morte, ci dice che vuole anche per noi una felicità sempre più piena, più completa, più duratura, che desidera che la nostra sete di amore, di bene, di gioia, di pace, di vita eternamente felice, sia placata e allora il suo messaggio è:
"Ascoltami, credi in me, seguimi e ti porto alle sorgenti della vita e la mia festa diventa anche la tua festa".
I santi sono coloro che più di tutti gli altri hanno capito e vissuto tutto ciò; S. Francesco esprime così il suo gaudio nella "Lettera a tutti i fedeli":
"Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre! Oh, come è santo e bello e amabile avere in cielo uno Sposo! Oh, come è santo, come è caro, piacevole e umile, pacifico e dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello che offrì la sua vita per le sue pecore e pregò il Padre per noi dicendo: Padre santo, custodisci nel nome tuo coloro che mi hai dato. Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e li hai dati a me; e le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te e hanno creduto che mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo. Benedicili e santificali. E per loro io santifico me stesso, affinché anche loro siano santificati in un'unità come lo siamo noi. E voglio, o Padre, che dove sono io ci siano con me anche loro, affinché vedano la mia gloria nel tuo regno".

Ada Marchis

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