...Sotto
il fico
04.10.04
- Francesco, l'uomo a Dio carissimo
Durante
il biennio che seguì alla impressione delle stimmate, egli,
come una pietra destinata all'edificio della Gerusalemme celeste,
era stato squadrato dai colpi della prova, per mezzo delle sue molte
e tormentose infermità, e, come un materiale duttile, era stato
ridotto all'ultima perfezione sotto il martello di numerose tribolazioni.
Nell'anno ventesimo della sua conversione, chiese che lo portassero
a Santa Maria della Porziuncola, per rendere a Dio lo spirito della
vita, là dove aveva ricevuto lo spirito della grazia.
Quando vi fu condotto, per dimostrare che, sul modello di Cristo-Verità,
egli non aveva nulla in comune con il mondo, durante quella malattia
così grave che pose fine a tutto il suo penare, si prostrò
in fervore di spirito, tutto nudo sulla nuda terra: così, in
quell'ora estrema nella quale il nemico poteva ancora scatenare la
sua ira, avrebbe potuto lottare nudo con lui nudo.
Così disteso sulla terra, dopo aver deposto la veste di sacco,
sollevò la faccia al cielo, secondo la sua abitudine totalmente
intento a quella gloria celeste, mentre con la mano sinistra copriva
la ferita del fianco destro, che non si vedesse. E disse ai frati:
" lo ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni ".
Piangevano
i compagni del Santo, colpiti e feriti da mirabile compassione. E
uno di loro, che l'uomo di Dio chiamava suo guardiano, conoscendo
per divina ispirazione il suo desiderio, si levò su in fretta,
prese la tonaca, la corda e le mutande e le porse al poverello di
Cristo, dicendo: "Io te le do in prestito, come a un povero,
e tu prendile con il mandato della santa obbedienza".
Ne gode il Santo e giubila per la letizia del cuore perché
vede che ha serbato fede a madonna Povertà fino alla fine;
e, levando le mani al cielo, magnifica il suo Cristo perché,
alleggerito di tutto, libero se ne va a Lui.
Tutto questo egli aveva compiuto per lo zelo della povertà,
che lo spingeva a non avere neppure l'abito, se non a prestito da
un altro. Volle, di certo, essere conforme in tutto a Cristo crocifisso,
che povero e dolente e nudo rimase appeso sulla croce.
Per questo motivo, all'inizio della sua conversione, rimase nudo davanti
al vescovo; per questo motivo, alla fine della vita, volle uscire
nudo dal mondo e ai frati che gli stavano intorno ingiunse per obbedienza
e carità che, dopo morto, lo lasciassero nudo là sulla
terra per il tratto di tempo necessario a percorrere comodamente un
miglio .
Uomo veramente cristianissimo che, con imitazione perfetta, si studiò
di essere conforme, da vivo, al Cristo vivente; in morte, al Cristo
morente e, morto, al Cristo morto, e meritò l'onore di portare
nel proprio corpo l'immagine di Cristo visibilmente!
L'uomo
a Dio carissimo comandò poi che gli portassero il libro dei
Vangeli e chiese che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia:
"Prima della festa di Pasqua
". Egli poi,. come poté,
proruppe nell'esclamazione del salmo: "Con la mia voce al Signore
io grido, con la mia voce il Signore io supplico" e lo recitò
fin al versetto finale: "Mi attendono i giusti, per il momento
in cui mi darai la ricompensa".
Quando
infine si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell'anima santissima,
sciolta dal corpo, fu sommersa nell'abisso della chiarità divina
e l'uomo beato s'addormentò nel Signore.
(S.
Bonaventura, Leggenda maggiore, XIV,3-4.5.6)