...Sotto il fico

28.11.04 - In attesa del tempo ultimo (I Dom. di Avvento '04)

In questa domenica iniziamo un nuovo anno liturgico che, come ogni inizio, apre un tempo di attesa, novità, speranza e si inserisce in una fine, invitando a bilanci e verifiche. E' infatti l'inizio del tempo di Avvento: un tempo (quattro settimane) in cui il fedele è sollecitato a prepararsi alla festa del Natale di Gesù Cristo. Il tema dell'attesa è quello che prevale.
Scriveva San Bernardo: "Conosciamo una triplice venuta del Signore. Nella prima il Verbo fu visto sulla terra… Nell'ultima venuta "ogni uomo vedrà la salvezza del Signore" (Lc. 3,6)… Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi: in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell'ultima verrà nella maestà della gloria".
Il tempo in cui, come cristiani abbiamo la possibilità di agire va dalla prima venuta di Gesù (nella nostra storia) alla sua piena manifestazione nella gloria. E' il tempo in cui dobbiamo riconoscere la sua presenza, far spazio alla grazia, non lasciarci travolgere dal fare di ogni giorno perché non siamo noi a salvarci, come fossimo i soli protagonisti della nostra vita.
La situazione descritta dal vangelo (Mt 24,37-44) come di insipienza: mangiare, bere, prendere moglie e marito…, non è che la descrizione della nostra vita quotidiana che perde della sua pienezza se non ci trova desti ad accogliere la presenza del Signore e la sua Parola.
Matteo con questi versi introduce il tema della vigilanza (che vedrà il suo sviluppo nei versi che lo seguono, con le parabole del servitore, delle vergini e dei talenti…), mostrando come, chi non assume questo atteggiamento, vivrà la venuta di Gesù come l'irrompere di un ladro. Per chi invece si mette in una situazione di ascolto, la venuta di Gesù sarà come quella di un amico: "Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap. 3,20) .
La vigilanza (tema dominante di questa domenica) è sollecitata anche da S. Paolo nella 2a lettura: "è ormai tempo di svegliarvi dal sonno… Gettiamo via perciò opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce" (Rom 13,11-12). Paolo, dopo aver parlato a lungo dell'agire salvifico di Dio in Cristo, invita i cristiani alla consapevolezza del momento presente, a cogliere il "kairos" di Dio, cioè il momento favorevole in cui Egli agisce e salva.
Se il vangelo di Matteo e la lettera ai Romani tendono a sollecitare l'atteggiamento del singolo, il profeta Isaia (1a lettura: Is 2,1-5), ci regala invece un quadro dell'effetto straordinario che si avrebbe nel mondo se ognuno si mettesse in atteggiamento di ascolto verso Dio. L'immagine che la visione del profeta Isaia ci offre sul tema dell'ultimo giorno è quella del raduno di tutti i popoli nel Tempio del Signore che sorge sulla cima del monte Sion. Riconoscere la sua Legge e volerla praticare farebbe realizzare il sogno di tutti gli uomini: la pace. Per questo spade e lance si trasformerebbero in vomeri e falci per lavorare la terra e dare da mangiare a tutti i popoli.
Anche il Salmo 121, il salmo dei pellegrini che salgono a Gerusalemme, ci dà un'immagine comunitaria: le tribù che salgono alla casa del Signore per lodarlo e per chiedere anche per fratelli ed amici la pace.
"Pace" è un augurio intenso che abbraccia felicità, benessere, speranza, prosperità. Come cristiani in cammino verso la Gerusalemme celeste non possiamo che aspirare a questa pace nel giorno della sua ultima venuta, il giorno dell'incontro definitivo con Colui che abbiamo cercato nella nostra vita.

Elena Za



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