...Sotto il fico

12.12.04 - Il grande piccolo Giovanni (III Dom. di Avvento '04)

"Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". E' questa la domanda inquieta ed inquietante che Giovanni il Battista un giorno rivolse a Gesù dal carcere in cui si trovava.

Giovanni era un uomo forte, che credeva fermamente in ciò che faceva. Prima di essere imprigionato predicava nel deserto dicendo: "Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino". Predicava con tanta energia e tanta passione da richiamare persone da tutta la regione e da Gerusalemme. A tutti Giovanni annunciava questo Regno dei cieli non ancora ben definito. A chi si accostava a lui spinto non dalla voglia di ascoltarlo ma dalla voglia di metterlo alla prova, Giovanni rispondeva con veemenza: "Razza di vipere!".
Un uomo davvero tutto d'un pezzo, che credeva fortemente in cià che stava facendo.

Giovanni era anche un figlio del suo tempo. A quell'epoca quasi tutti i gruppi e i movimenti religiosi attendevano entro breve tempo qualcosa di grande da parte di Dio a favore del popolo di Israele. Una vittoria politica contro il dominio di Roma, o comunque un intervento decisivo di Dio nella storia di Israele. Qualcuno parlava di questo intervento come dell'instaurazione di un regno: il Regno di Dio. In questo clima di attesa, Giovanni un giorno vide Gesù che andava da lui a farsi battezzare. In lui scattò qualcosa che lo spinse a domandare: "Io ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?". Sembra che Giovanni riconosca a Gesù un grande ruolo nella venuta di quel regno che annunciava con forza.

Facendo un salto nel tempo, torniamo al Vangelo di oggi. Giovanni è in prigione, e non può più predicare. Dalla prigione in cui si trova ode che Gesù ha dato alla propria predicazione un'impronta diversa da quella che lui sperava. Giovanni stenta a riconoscere in Gesù quella figura che aveva presagito, di primo piano per l' instaurazione del regno di Dio. Gesù predicava mitezza, perdono, amore per i nemici. Possiamo immaginare lo sconcerto di Giovanni, che si chiede se alla sua predicazione che gli è costata la condanna al carcere seguirà qualcosa o se le cose non sono ancora destinate a cambiare. Allora Giovanni mandò a chiedere a Gesù: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". A questa domanda Gesù risponde citando la Scrittura: Isaia aveva profetizzato guarigioni e risurrezioni, che in effetti in quei giorni avvenivano per opera Sua. Giovanni poteva stare tranquillo: anche se stava operando in un modo che non lo convinceva fino in fondo, l'atteso era proprio lui: Gesù.

Dopo questo episodio di incomprensione di Giovanni verso di Lui, segue un episodio che è un chiarimento: Gesù ristabilisce e conferma la dignità di Giovanni agli occhi dei suoi ascoltatori. Quel Giovanni di cui gli israeliti si sono fidati non si è sbagliato sul conto di Gesù: semplicemente ha capito solo in parte quello che doveva accadere. Giovanni non era né un falso profeta che viveva fra gli agi, né "una canna sbattuta dal vento", ma un solido annunciatore. Gli israeliti avevano fatto bene ad ascoltarlo. Giovanni non è stato un ciarlatano o un visionario ma un vero profeta, anzi l'ultimo e il più grande dei profeti.

Ma anche il più grande dei profeti è piccolo di fronte alla grandezza del Regno di Dio a cui Gesù dà inizio con la sua predicazione e le sue opere!

Come ogni brano del Vangelo, questo ha molto da dire anche a noi, cristiani di oggi. Tra le cose che potrebbe dirci, una domanda paradossale quanto terribile potrebbe affiorare nelle nostre menti. Noi, esseri umani a cui è data la possibilità di aderire liberamente al progetto di Dio, anziché seguirlo dubitiamo di Lui, non riusciamo a fidarci totalmente, viviamo una fede fatta più di compromessi che di fiducia ed abbandono. Insomma, "predichiamo bene e razzoliamo male". Non siamo certo all'altezza del Vangelo, il grande tesoro che vorremmo e dovremmo annunciare a tutto il mondo. Se poi guardiamo all'agire nella Storia del popolo di Cristo, le ombre non mancano: con le Crociate, il commercio degli schiavi, il colonialismo e lo sterminio di interi popoli, i cristiani non hanno certo brillato per dedizione a ciò che predicavano. Insomma, forse noi cristiani non siamo propriamente quelli che il Cristo sperava, forse lo deludiamo un po'.

Rispetto al brano di Vangelo di questa domenica possiamo provare a scambiare i ruoli e immaginare Gesù perplesso per il nostro agire, come Giovanni fu perplesso per l'agire di Gesù. Saremo proprio noi i cristiani che devono venire, o Gesù deve cercarne altri?
A questa domanda non c'è ancora una risposta: sta ad ognuno di noi scriverla giorno per giorno con la propria vita.

Questa domanda paradossale vuole essere soltanto una provocazione per aiutarci a desiderare la conversione, e per farci vivere con una maggior consapevolezza questo tempo di Avvento.

Giampaolo Magli




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