...Sotto il fico

06.01.05 - Dall'attesa al compimento (Epifania '05)

Il vangelo che la liturgia di questa grande festa cristiana ci propone (Mt 2,1-12) si può suddividere in due momenti che sottolineano il passaggio dall'attesa al compimento; quasi a ricapitolare il percorso di fede che il tempo di Avvento e di Natale ci hanno proposto.
Il primo momento, ambientato a Gerusalemme, si concentra intorno alla figura di Gesù e alla ricerca di lui. In pochi versetti l'evangelista raccoglie alcuni titoli che servono a suggerire chi egli è. I magi infatti cercano il re dei Giudei, per adorarlo. Erode, invece, quando interroga i sacerdoti e gli scribi si riferisce al Messia. Questi ultimi, poi, lo indicano come capo che pascerà Israele, citando la Scrittura.
Tutto l'interesse è causato da un segno: la luce della stella, anzi della sua stella, come affermano i sapienti venuti dall'Oriente. Un interesse che induce ad affermazioni diverse ed è mosso da motivazioni opposte, ma che suscita in ciascuno una presa di posizione di fronte a Gesù. Un segno che ricorda l'esperienza di Israele nell'Esodo: guidato durante la notte mediante la luce di un fuoco nel cielo; e che richiama la concezione biblica secondo la quale gli astri sono cifra della gloria di Dio; in quel bambino è la gloria di Dio.
Il secondo momento del racconto evangelico si svolge a Betlemme e si focalizza sull'esito della ricerca. Ricompare il segno della stella mentre altri elementi entrano in gioco: la gioia e l'adorazione.
Nei vangeli, la gioia è l'esperienza umana di fronte all'intervento di Dio nella storia. La presenza di Dio procura gioia all'uomo. È una provocazione per noi che a volte (spesso?) ci accontentiamo di gioie piccine e rincorriamo minuscole soddisfazioni. Finiamo col non avere più la capacità di lasciarci sorprendere dalla grandezza di Dio che si manifesta nella semplicità della vita e non sappiamo gioire di Lui: è così diverso da ciò a cui abbiamo abituato il nostro cuore! È così "altro" rispetto alle molteplici piccole attese di cui ci siamo riempiti! Quei ricchi uomini dell'Oriente sanno vedere e gioire, sanno adorare: possono ripartire - su una strada nuova - verso la loro terra, il loro popolo, la realtà quotidiana. Essi - "astrologi" secondo la tradizione - abituati a guardare le stelle, hanno saputo riconoscere la sua tra tutte le altre. Hanno colto lo straordinario, l'evento, nell'ordinario della loro esistenza. Hanno visto la stella e sono passati attraverso la Scrittura offerta dai sacerdoti e dagli scribi di Gerusalemme, si sono confrontati con la Parola.
Anche la nostra vita di cristiani è scandita da questi due momenti, non separati cronologicamente, che costituiscono il nostro percorso interiore: la ricerca di Dio e il suo compimento, attraverso i "segni" che ci vengono incontro nel quotidiano e attraverso la Parola.
Ci sono dati dei segni perché noi stessi - singolarmente e come comunità di credenti - diventiamo "segno". La luce, che è Cristo, non può che risplendere e diffondersi. Se davvero lo abbiamo incontrato, se davvero lo abbiamo riconosciuto e lo abbiamo adorato (cioè lo abbiamo accolto come nostro Dio e Signore della nostra vita) allora la nostra esperienza di fede è un'esperienza di luce che ci chiama a divenire luce per altri. Sapendo che nessuno è escluso. Il profeta Isaia esclama di Israele: "i popoli cammineranno alla tua luce… tutti si sono radunati, vengono a te". E i magi, pagani venuti dall'Oriente, sono figure simboliche che dicono un messaggio teologico: Dio è venuto per tutti, chiama tutti a conoscerlo.
Così, alla comunità di coloro che si sono lasciati illuminare dalla vera luce del mondo (Gv 8,12) è affidato il compito di indicare ad ogni uomo che Dio è con noi sempre, non solo a Natale, ma ogni giorno fino alla fine del mondo (Mt 28,20b).

Sr. Mariella op




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