...Sotto
il fico
18.01.05
- In principio non era così (Settimana Unità dei Cristiani
'05)
Quando
a Gesù viene posta la questione sul ripudio (Mc 10,2ss), egli
risponde che all'inizio non era così appellandosi al testo
della Genesi (2,24), dove si prospetta il matrimonio come unità
dell'uomo e della donna in una profonda comunione.
In principio era l'unità, la comunione.
La vita umana, la nostra vita, ad immagine di Dio, è segnata
dall'elemento dell'unità. All'inizio della nostra personale
esistenza è l'unità in un corpo solo, di due persone
- uomo e donna - nell'amore.
Presente in noi, dunque, è l'istanza dell'unità. Lo
sperimentiamo costantemente.
Tutta la nostra vita si svolge nella ricerca della comunione. Abbiamo
bisogno di non essere soli, di condividere, di fare esperienza di
accoglienza e di avere qualcuno da amare. Così, i drammi più
profondi della nostra vita sono frutto di esperienze di separazione
per la morte di una persona cara, per la rottura di una relazione
di amore o di amicizia. Le ferite più grandi nascono dall'esperienza
del rifiuto, di assenza di amore. Ferite che non si rimarginano se
non in un'ulteriore o nuova esperienza di comunione. Fa parte del
nostro modo di esistere: noi esistiamo così, nella relazione.
Anche la realtà della Chiesa "all'inizio non era così",
e Gesù ci ha prospettato un cammino nell'unità: "Padre,
siano una cosa sola come noi" (cfr. Gv 17,21).
La Chiesa, convocazione di coloro che credono in Gesù Cristo,
è nata dall'unica volontà di Dio Padre e Figlio e Spirito,
che è una volontà di comunione: "Amatevi come io
vi amo
vi riconosceranno quali miei discepoli da come vi amerete"
(cfr. Gv 13,34-35).
Come la nostra esistenza umana, così anche la nostra esistenza
cristiana è segnata dall'istanza dell'unità.
Come cristiani siamo nati da Cristo e in Cristo, Egli è l'unico
fondamento del nostro essere Chiesa e nessuno può metterne
un altro (cfr. 1Cor 3,11). Egli, dunque, è il principio di
unità, come ci invitano a riflettere e pregare i testi preparati
per l'ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani.
Oggi siamo abituati a sapere che esistono "altre comunità
ecclesiali", diversamente chiamate "Confessioni cristiane",
lo viviamo come un dato acquisito e forse non ci poniamo più
la domanda su ciò che era all'inizio. Siamo - forse - così
attenti al rispetto delle diversità che non ci chiediamo più
il perché dello sfociare in diverse Chiese e non cogliamo l'aspetto
della separazione come una ferita aperta anche in noi, nella nostra
vita cristiana.
Sappiamo che esistono
e pensiamo il dialogo allo scopo di ritrovare
una convivenza pacifica e rispettosa, dopo un lungo passato di reciproche
incomprensioni e persecuzioni. Il problema di ricomporre l'unità
in senso forte e pieno, forse non ci tocca. Forse, ci sembra addirittura
poco rispettoso, quasi un fare violenza alla libertà degli
altri (e nostra) o un modo di misconoscere le ricchezze e i doni vicendevoli.
L'iniziativa di vivere ogni anno un ottavario di preghiera per l'unità,
invece, vuole risvegliare in noi quell'istanza di unità che
è ínsita nella nostra natura di cristiani. Non si tratta
di livellare le differenze o di annullare le tradizioni in cui si
sono formate le varie comunità ecclesiali, ma di ritornare
a quell'inizio da cui tutti siamo nati, a cui tutti attingiamo linfa
per la nostra esistenza di fede. Si tratta di ritornare alla Parola
di Dio, in cui Cristo si rivela pienamente e, illuminati da essa,
percorrere le strade che portano a riconoscere l'unico fondamento
che ci unisce, al di là delle nostre resistenze e ferite.
La vita umana e cristiana è dinamica e ci chiede di rimanere
in un atteggiamento di perenne conversione.
In questa luce, diamo spazio ad un sogno:
Dove potrebbe condurci
· ritornare alle nostre origini evangeliche e scoprire
che la chiamata all'unità è nella nostra stessa natura
di cristiani?
· lasciarci interpellare dal nostro bisogno di comunione?Sr.
Mariella, op
· considerare le diverse Chiese, non con distacco ma lasciandoci
coinvolgere, sapendo vedere i fratelli e le sorelle che ad esse appartengono
come nostri veri fratelli e sorelle?
· riflettere sulla dimensione di separazione e coglierne
tutta l'incongruenza di fronte alle esigenze del Vangelo?
· interrogarci sul senso delle nostre divisioni?
· arrenderci all'amore di Dio che ci ha salvati tutti
nel sangue di Cristo e ci ha chiamati allo stesso modo a diventare
suoi discepoli?
Sr. Mariella,
op