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il fico
09.02.05
- La purificazione della Chiesa (Merc. delle Ceneri '05)
Carissimi,
fra tutti i giorni che la devozione cristiana celebra con onore in
molti modi, nessuno è più importante della festa di
Pasqua, dalla quale tutte le altre festività della Chiesa di
Dio attingono la loro sacra solennità. Lo stesso Natale del
Signore è legato al mistero pasquale, perché il Figlio
di Dio non nacque se non per poter essere confitto in croce.
Nel grembo della Vergine fu accolta una carne mortale; in quella carne
mortale si è compiuta la passione, per ineffabile disegno della
misericordia di Dio, affinché diventasse per noi sacrificio
di redenzione, remissione del peccato, e principio di resurrezione
per la vita eterna. Se consideriamo poi che per mezzo della croce
tutto il mondo è stato redento, comprendiamo che è giusto
prepararci a celebrare la Pasqua con un digiuno di quaranta giorni,
per poter partecipare degnamente ai divini misteri.
E si devono purificare da ogni macchia di peccato non solo i più
grandi vescovi, i semplici sacerdoti e i diaconi, ma tutto il corpo
della Chiesa, tutti i fedeli, affinché il tempio di Dio, il
cui fondatore è lo stesso fondamento, sia magnifico in tutte
le sue pietre e splendente in ogni sua parte. Infatti, se le regge
e i palazzi delle autorità supreme sono a ragione abbelliti
con ogni genere di ornamento affinché le loro abitazioni siano
tanto più sontuose quanto più grandi sono i loro meriti,
con quale cura non si dovrà edificare e ornare la dimora di
Dio stesso!
Questa dimora, che non può essere incominciata e terminata
senza il suo autore, esige tuttavia la collaborazione di chi la costruisce,
partecipando con la propria fatica alla sua edificazione. Infatti,
per la costruzione di questo tempio si prende una materia viva e dotata
di ragione, che lo Spirito anima con la sua grazia, affinché
spontaneamente si cementi in un unico corpo. Questa Chiesa è
amata e cercata da Dio, perché a sua volta cerchi chi non la
cerca, e ami chi non l'ama, come dice il beato apostolo Giovanni:
"Noi dobbiamo amarci perché egli ci ha amati per primo"
(1 Gv 4, 11. 19). Poiché dunque tutti insieme e ciascun fedele
in particolare formiamo un unico tempio di Dio, questo deve essere
perfetto nel singolo come in tutti. E anche se la bellezza di tutti
i membri non è identica e neppure possibile un'uguaglianza
di meriti in tanta varietà di parti, tuttavia l'unione della
carità ottiene un'armonia di bellezza. Così tutti i
membri sono uniti in un amore santo, e pur non godendo in eguale misura
dei benefici della grazia, si rallegrano a vicenda dei rispettivi
beni; e tutto ciò che amano appartiene ad essi, in quanto coloro
che si allietano del bene altrui si arricchiscono a proprio vantaggio.
(S. Leone
Magno, Disc. XLVIII)