...Sotto il fico

20.02.05 - Il mistero di Cristo predicato apertamente (II Dom. di Quaresima '05)

"Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in boccale mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto" (Dt 18,18-19). Si può dire che il Deuteronomio è quasi una ripetizione e un riassunto dei libri di Mosè. Ecco ancora una volta preannunziato apertamente il mistero di Cristo, volutamente prefigurato per divina rivelazione nella persona di Mosè: "Il Signore tuo Dio susciterà per te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me" (Dt 18,15). Dunque la mediazione di Mosè, posto al popolo per manifestargli i decreti divini, fu istituita per sostenere la debolezza degli uomini di quel tempo. Riporta ancora la figura alla realtà, e comprenderai da queste parole che il mediatore tra Dio e gli uomini è il Cristo, che a chi è docile fa conoscere con voce umana, nascendo per noi da una donna, la volontà ineffabile di Dio Padre, nota certo a lui solo in quanto Figlio che da lui procede, e in quanto è egli stesso Sapienza divina, che tutto conosce, anche le profondità di Dio.

Noi non avremmo potuto scorgere con gli occhi del corpo la divina, ineffabile, pura e semplice gloria della divinità, che supera ogni cosa: "Nessun uomo può vedermi e restare vivo" (Es 33, 20), sta scritto. Perciò fu necessario che l'unigenito Figlio di Dio si conformasse alla nostra fragilità, rivestendo secondo l'ineffabile disposizione della provvidenza questo corpo mortale, e così ci manifestò la divina volontà del Padre, dicendo: "Tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" (Gv 15,15) e ancora: "Io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare" (Gv 12,49).

Perciò bisogna considerare che se Mosè, il quale manifestava ai figli d'Israele i decreti divini, è il tipo del Cristo, la sua mediazione però era un servizio; quella di Cristo invece è una mediazione volontaria e mistica, come di uno che attinge dalla sua stessa natura ciò di cui è mediatore, in quanto appartiene per natura e all'umanità e a Dio Padre. Il Cristo, come è stato scritto, è il compimento della legge, la pienezza della legge e dei profeti.

(S. Cirillo di Alessandria, Comm. al vangelo di Giovanni)

 

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