...Sotto il fico

27.03.05 – Ecco, apparirò all'esterno per ricondurti in te stesso… (Pasqua di Risurrezione ‘05)


«Vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Donna - chiesero - perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20,12-13). Ben sapevate, angeli santi, perché pian­geva e chi cercava; perché ricordandoglielo l'avete indotta di nuovo al pian­to? Ma si avvicina la gioia di una consolazione insperata, perciò scorrano pu­re il pianto e il dolore in tutta la loro forza.

«Si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù (Gv 20,14). 0 amabile, consolante spettacolo dell'amore. E’ sempre lui cercato e desiderato, che si nasconde e si manifesta. Si nasconde per es­sere cercato più ardentemente, per essere trovato con gioia e trattenuto con sollecitudine, per non essere mai più abbandonato finché non venga intro­dotto nella stanza del suo amore, per farne sua dimora. In questo modo la sa­pienza gioca sulla terra e trova le sue delizie tra i figli degli uomini (cfr. Prv 8,30-31).

«Donna perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20,15). Possiedi colui che cerchi e lo ignori? Possiedi la vera ed eterna gioia e piangi? Possiedi dentro dite lui che cerchi al di fuori. Davvero sei accanto al sepolcro e piangi di fuori: la tua mente è il mio sepolcro. Qui io riposo, non morto, ma vivente per l'eternità.

La tua mente è il mio giardino. Hai giudicato bene: io ne sono il custode. Io, che sono il secondo Adamo, lavoro e custodisco il mio paradiso: il tuo pianto, il tuo amore, il tuo desiderio, sono opera mia. Mi possiedi in te e non lo sai, per questo mi cerchi fuori.

Ecco che allora apparirò all'esterno per ricondurti all'interno e tu possa trovare dentro di te colui che cerchi fuori.

«Maria» (Gv 20,16), ti ho conosciuta per nome; impara a conoscermi per fede. «Rabbunì! » cioè «Maestro! ». E’ come se dicesse: insegnami a cercarti, insegnami a toccarti e a cospargerti di unguento.

«Non toccarmi» come uomo, né come mi toccasti e ungesti prima, quando ero soggetto alla morte. «Non sono ancora salito al Padre mio» (Gv 20,17): non hai ancora creduto che io sono uguale al Padre, coeterno e consustanziale. Credi questo e così mi toccherai. Tu vedi l'uomo e per questo non credi: ciò che si vede non è oggetto di fede. Ma Dio non lo vedi; credi e lo vedrai. Credendo mi toccherai, come quella donna che toccò la frangia della mia veste e subito fu guarita.

Perché? Perché mi toccò con la sua fede. Con questa mano toccami, con questi occhi cercami, con questi passi affrettati ad accorrere a me, perché non sono lontano da te.

Io sono infatti un Dio che si avvicina, sono parola sulla tua bocca e nel tuo cuore. Che cosa è più vicino all'uomo del suo cuore? Là mi trova, chiunque mi trova. Le cose esteriori, infatti, sono visibili: anch'esse sono opera mia, ma sono transitorie e caduche. Io invece, che ne sono l'artefice, abito nel più profondo dei cuori puri.

(Autore anonimo del XII se­c.)


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