...Sotto il fico

17.04.05 – Cristo buon Pastore (IV Dom. di Pasqua ‘05)

«Io sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie peco­re conoscono me» (Gv 10,14). Come a dire apertamente: corrispondono al­l’amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l'amore della verità. Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell'amore; non del solo credere, ma anche dell'operare. L'evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non osser­va i suoi comandamenti, è bugiardo» (1Gv 2,4).

Perciò in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «come il Padre co­nosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore» (Gv 10,15). Co­me se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie pecore; cioè io dimo­stro in quale misura amo il Padre dall'amore con cui muoio per le pecore.

Di queste pecore di nuovo dice: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna» (Gv 10, 27-28). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 9). Entrerà cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall'atto del credere alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno. Le sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo se­gue con cuore semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, che è eterna primavera? Pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio, e men­tre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima si sazia senza fine del ci­bo della vita.

Cerchiamo, quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S'infervori la fede in ciò che ha creduto. I nostri desideri s'infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già un camminare.

Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la mèta stabilita, nessuna asperità del cammi­no varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viag­giatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare.

(S. Gregorio Magno, Omelie sui Vangeli)

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