...Sotto il fico

24.04.05 – Il luogo è presso il Padre (V Dom. di Pasqua ‘05)

Andiamo senza timore a Gesù, nostro Redentore, andiamo con animo intre­pido verso la schiera dei santi, verso l'adunanza dei giusti. Sì, andremo dai nostri padri, andremo dai maestri della nostra fede; e anche se le opere fanno difetto, ci soccorra la fede, si compia la promessa. Il Signore sarà la luce di tutti; e quella luce vera che illumina ogni uomo, splenderà su tutti. Andremo là dove il Signore Gesù ha preparato le mansioni per i suoi servi, affinché do­ve egli è siamo anche noi. Così infatti ha voluto.
Ascolta ciò che dice in pro­posito: «Nella casa del Padre mio vi sono molti posti». E qual è la sua volon­tà? «Ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io» (Gv 14,23). Ma puoi obiettare che parlava soltanto ai suoi discepoli, che solo a loro prometteva molti posti. Allora appena per undici discepoli li prepara­va? E come si realizzerebbe quella sua affermazione che verranno genti da ogni parte e si metteranno a mensa nel regno di Dio? Possiamo dubitare che si compia la divina volontà, se per Cristo volere è fare? In fine, egli ha indica­to la via e il luogo dicendo: «E del luogo dove io vado, voi conoscete la via» (Gv 14, 4). Il luogo è presso il Padre, la via è Cristo, come egli stesso dice: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14, 6).
Entriamo in questa via, custodiamo la verità, seguiamo la vita. E’ via che con­duce, verità che conforta, vita che si dona. Affinché poi conoscessimo la sua vera volontà, alla fine del discorso aggiunge: «Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria» (Gv 17,24). Padre: questa ripetizione del nome è una conferma, come «Abra­mo, Abramo! » (Gn 22, 1). E in un altro passo leggiamo: «Io, io cancello i tuoi misfatti» (Is 43, 25). E’ bello che quanto ha promesso prima, qui lo chieda. Questo prima promettere e poi chiedere, e non viceversa, è un promettere come arbitro del dono, consapevole del proprio potere: chiede al Padre come interprete della sua bontà. Prima ha promesso, perché tu conosca il suo potere; poi ha chiesto, per farti comprendere la bontà. Non ha prima chiesto e poi promesso, perché non si credesse che prometteva quanto aveva impetra­to, ma piuttosto che avrebbe dato quanto aveva promesso. Né credere super­fluo il fatto che abbia chiesto, poiché ti dimostra la sua comunione con la vo­lontà del Padre, il che è prova di unità, non aumento di potere.
Ti seguiamo Signore Gesù; ma tu chiamaci affinché possiamo seguirti dav­vero, poiché senza di te nessuno può ascendere. Tu infatti sei la via, la verità, la vita, tu la possibilità, la fedeltà, il premio. Come via accogli i tuoi; come verità confermali; come vita, vivificali

.(S. Ambrogio, Sul bene della morte)

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