...Sotto il fico

11.12.05 – Nel deserto con il Battista (III Dom. di Avvento ‘05)

Di tutto il lungo ritratto del Battista offerto dall’evangelista Giovanni, è forse il passaggio di Isaia, quella “voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore” a risuonare con più forza nella nostra testa ormai proiettata verso il Natale. Perché è una voce, una voce che peraltro conosciamo bene; di più: è un grido (ma non un urlo), a dimostrare che si tratta di una notizia importante. Ma, soprattutto, l’invito è gridato nel deserto, là dove solo chi è andato ad ascoltare Giovanni Battista può sentire.

Proviamo proprio a partire dal deserto, allora. Un luogo che a noi cittadini globalizzati rumorosi suscita un fascino particolare, il fascino di ciò che è opposto e dunque attrae a sé. Pensare che potremmo semplicemente provare a fare un po’ di silenzio, un po’ di quiete intorno a noi e già saremmo a buon punto. Ma il deserto in cui risuonano le parole di Isaia è particolare: è il deserto di Giovanni, il luogo che il profeta ha scelto per la sua voce e il suo battesimo; è luogo per pochi, per chi ha il coraggio di uscire dalla città per farsi provocare. Beati quei pochi: l’annuncio è importante, è l’annuncio che tutti aspettano.

Forzando un po’ la mano, si potrebbe arrivare a una conclusione quasi estrema: solo ai pochi che hanno scelto il deserto è arrivato l’invito a “preparare la via del Signore”. È su di loro che si è concentrata la testimonianza di Giovanni. È un particolare, certo, ma c’è da pensare: il silenzio, il deserto, interiore ed esteriore, forse non sono solo un dettaglio, uno dei tanti modi per arrivare pronti all’appuntamento con il Natale. Oggi come allora, forse, il deserto è condizione necessaria per ascoltare il profeta che doveva arrivare per ultimo, per farsi illuminare da colui che “venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui”. Altro che dettagli.

Marco Ferrando

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