...Sotto
il fico
18.12.05
Gesù figlio di Davide (IV Dom. di Avvento 05)
Le
letture di questa quarta domenica di avvento, domenica che precede
il Natale, ci avvicinano al mistero dellincarnazione: Dio si
fa uomo per la salvezza degli uomini.
Il Messia che il popolo di Israele attendeva arriva come un giusto
tra i giusti, lo testimoniano i personaggi che compaiono nei primi
capitoli del Vangelo di Luca: Zaccaria ed Elisabetta, Maria e Giuseppe,
i profeti Simeone ed Anna. Alla sua nascita Gesù è circondato
da anawin: i giusti davanti a Dio, coloro che, riconoscendosi
poveri, tutto attendevano da Lui.
Gesù non solo è un ebreo tra gli ebrei ma, attraverso
Giuseppe, è anche discendente della famiglia di Davide: langelo
Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata
Nazaret, a una vergine, sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato
Giuseppe (Lc. 1,26-27a). Essere discendente di Davide significava
dare compimento a quelle parole che leggiamo nel libro di Samuele
(2 Sam. 7,12.14.16): Quando i tuoi giorni saranno compiuti
e tu giacerai con i tuoi padri, io assicurerò dopo di te la
discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il
suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e
il tuo trono sarà reso stabile per sempre . Nellannunciazione
dellangelo Gabriele a Maria viene confermato pienamente il compimento
della promessa fatta da Dio a Davide: il Signore Dio gli
darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre
sulla casa di Giacobbe, inoltre, con il richiamo a Giacobbe,
si vuole vedere in Gesù la realizzazione di tutte le promesse.
Il realizzarsi in Gesù di tutte le promesse è opera
esclusiva di Dio ma reso possibile solo con ladesione di Maria
al suo progetto.
Latteggiamento di Maria che emerge da versetti del Vangelo di
Luca è di turbamento davanti al saluto dellangelo, Maria
riflette sul significato, ascolta ciò che le viene annunciato,
non comprendendo espone la sua difficoltà: come è
possibile? Non conosco uomo. Latteggiamento di Maria
non è di obbedienza cieca, di chi accetta qualcosa passivamente
ma una obbedienza responsabile e consapevole, di chi vuole innanzitutto
vederci chiaro e solo dopo aver messo a fuoco la vera volontà
di Dio pronuncia il suo sì.
Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che
hai detto :con queste parole Maria acconsente alla parola
di Dio e abbraccia con tutta se stessa la volontà salvifica
di Dio.
SantIreneo diceva obbedendo divenne causa di salvezza
per sé e per tutto il genere umano e ancora il
nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con la obbedienza
di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità,
la vergine Maria sciolse con la fede, da qui il titolo a
Maria di madre dei viventi.
Maria è modello della nostra obbedienza a Dio in quanto modello
di quella povertà nei confronti della propria autonomia
che ci permette di stare con piena disponibilità allascolto
di Dio.
Maria è unideale perché aderiva senza
peso alcuno di peccato alla volontà di Dio, come
insegna il Concilio. Ma noi uomini dobbiamo fare i conti col peccato:
solo man mano che ci liberiamo da esso propendiamo verso la piena
trasparenza e luminosità della vita e diventiamo sempre più
simili a Gesù Cristo, il quale non è come noi un impasto
di sì e no ma un perfettissimo
sì. In Lui, lAmore fedele di Dio dice il suo Amen.
Fare della nostra esistenza un Amen di risposta alla fedeltà
di Dio sarebbe la perfetta libertà. Potrebbe essere il traguardo
della nostra vita, leternità, quando - dice
SantAgostino - finalmente la nostra vita sarà tutta
Amen e Alleluia.
Ma nel frattempo non possiamo disperare. La fiducia che Dio vuole
portare a termine le sue promesse di salvezza in Gesù non può
che darci speranza e farci camminare dietro Lui restando poveri e
disponibili, dicendo i nostri piccoli sì, permettendo così
che si realizzi ciò che ai nostri occhi pare impossibile.
Elena
Za