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il fico
05.09.06
- Appello di pace (Assisi 2006)
Uomini e donne di differenti religioni, ci siamo ritrovati ad Assisi,
città di Francesco, santo della pace, in un momento difficile
del nostro mondo, così carico di tensioni, conflitti, minacce
terroristiche. Abbiamo ricordato l'iniziativa audace e profetica di
Giovanni Paolo II che, nel 1986, in piena guerra fredda, invitò
a Assisi i leader religiosi del mondo a pregare per la pace. Fu l'inizio
di un cammino di dialogo, di preghiera e di pace, che ora è
tornato ad Assisi. E' un cammino che ha liberato energie di pace e
ha continuato a fare sperare tanti in un futuro di pace.
In
questi giorni, ci siamo chinati sulle nostre diverse tradizioni religiose
che, in modo differente, testimoniano un messaggio di pace dalle radici
antiche. Abbiamo intrecciato il nostro dialogo con uomini e donne
di cultura laica e umanista. Abbiamo vissuto una scuola di dialogo.
Oggi ci siamo raccolti nella preghiera secondo le diverse tradizioni
religiose, convinti del valore dell'invocazione a Dio nella costruzione
della pace. Abbiamo mostrato come la preghiera non divide, ma unisce:
abbiamo pregato gli uni accanto agli altri, non pregheremo mai gli
uni contro gli altri. Abbiamo rivolto la nostra attenzione a tante
situazioni di conflitto e di dolore, che coinvolgono migliaia di persone,
tante famiglie, tanti popoli. Ne abbiamo condiviso la sofferenza.
Non vogliamo dimenticarle né rassegnarci al loro dolore.
I
problemi sono tanti nel mondo di oggi. Ma, per questo non ci rassegniamo
alla cultura del conflitto, secondo cui lo scontro sarebbe l'esito
inevitabile del prossimo futuro di intere comunità religiose,
di culture e civiltà.
Siamo uomini e donne credenti, non siamo ingenui. Il secolo che è
trascorso ci ha mostrato come guerre mondiali, la Shoah, genocidi
di dimensioni non immaginabili, oppressione di massa, ideologie totalitarie,
hanno rubato milioni di vite umane e non hanno rinnovato il mondo
come promettevano. Per questo diciamo: nessuno scontro è un
destino inevitabile, nessuna guerra è mai naturale.
La pace è irrinunciabile, anche quando appare difficile o disperato
perseguirla. Vogliamo aiutare ogni uomo e ogni donna, chi ha responsabilità
di governo, a rialzare gli occhi oltre il pessimismo, e scoprire come
la speranza è vicina se si sa vivere l'arte del dialogo. Le
religioni abituano i credenti a cercare di realizzare valori alti
che sembrano, a molti, poco facilmente praticabili. Non possiamo rinunciare
a ridurre l'abisso tra i ricchi e i poveri e a cercare la pace in
ogni modo. Questa è la speranza che comunichiamo e proponiamo
qui dal colle di Assisi, chiedendo ai fedeli delle nostre comunità
di pregare e di operare per la pace.
Crediamo nel dialogo, paziente, veritiero, ragionevole: dialogo per
la ricerca della pace, ma anche per evitare gli abissi che dividono
culture e popoli e che preparano gravi conflitti. Tutti noi, esponenti
di religioni diverse, abbiamo affermato il valore del dialogo, del
vivere in pace, mentre lo abbiamo praticato lungo questi giorni in
spirito di amicizia, come modello e esempio ai fedeli delle nostre
comunità. La guerra non è inevitabile. Le religioni
non giustificano mai l'odio e la violenza. Chi usa il nome di Dio
per distruggere l'altro si allontana dalla religione pura.
Chi semina terrore, morte, violenza, in nome di Dio, si ricordi che
la pace è il nome di Dio. Dio è più forte di
chi vuole la guerra, di chi coltiva l'odio, di chi vive di violenza.
Per questo la nostra speranza è quella di un mondo di pace.
Niente è perduto con il dialogo, tutto è possibile con
la pace! Mai più, allora, la guerra. Dio conceda al mondo il
dono meraviglioso della pace!
Assisi, 5 settembre 2006
(Comunità
di S. Egidio)