...Sotto il fico

03.12.06 - I Domenica di Avvento '06

Tempo di Avvento. Tempo di preparazione e di attesa… come sempre, ma in modo sempre rinnovato. Quest'anno la liturgia, nella sua sapienza, inaugura il cammino verso il Natale proponendo alla nostra riflessione un brano di Vangelo a prima vista sconcertante, che sposta l'orizzonte dei nostri pensieri dall'incarnazione storica di Gesù alla sua venuta escatologica… dal centro della storia, per così dire, al suo fine ultimo… che non è solo la sua fine, ma è il suo compimento; la sua, direbbe Paolo, ricapitolazione.
Come nelle icone delle Chiese sorelle d'Oriente la rappresentazione della Natività riproduce la grotta di Betlemme come un antro buio, che prelude al sepolcro e alla redenzione della croce, così oggi la liturgia ci invita ad incamminarci verso Betlemme, partendo, per così dire, da Gerusalemme, dal discorso che il Signore pronuncia prima di inoltrarsi nell'esperienza drammatica e salvifica della Passione. E' qui infatti il senso della discesa nella carne del Cristo; è qui il compimento di tutte le profezie regali, in un Messia che regna, glorioso sì, ma dalla croce e che ristabilisce la giustizia sulla terra tramite la misericordia.
Nell'atto dunque di metterci ancora una volta in cammino per adorare il Dio con noi, siamo invitati a contemplare il fine del nostro "viaggio" e insieme quello della nostra vicenda umana, personale e collettiva. Perché l'uomo è ciò che diviene, è stato detto; e diviene ciò verso cui va; e va verso ciò che ama.
C'è un'attesa dell'uomo a cui il Vangelo odierno offre un contenuto che evoca dolcezza e conforto: "la vostra liberazione è vicina"; è un annuncio così dirompente che la sua imminenza va scrutata all'orizzonte ("levate il capo"), una prospettiva talmente rinnovante che subito ci costringe ad alzarci in piedi, a superare i ripiegamenti e a ritrovare dignità, se qualcuno ce l'avesse strappata.
Dio non dimentica il suo popolo. E in mezzo agli sconvolgimenti cosmici e naturali (sa solo Lui se non basti l'azione umana a provocare le catastrofi prospettate in questa pagina…), Egli colma la nostra attesa con il dono di Sé. Nella storia e per sempre.
E mentre facciamo memoria dell'Amore che si è fatto carne e sangue in Gesù e attendiamo il suo ritorno nella gloria, quando Egli sarà tutto in tutti, confessiamo la sua mistica e misteriosa incarnazione nella storia di ogni credente, di ognuno di noi oggi, per operare la nostra personale liberazione e per renderci strumenti di liberazione per altri, forse per molti…
Ora, se il fare memoria nutre la nostra fede e la speranza anima l'attesa degli eventi ultimi, la vigilanza è lo "stile" con cui siamo chiamati a vivere questo tempo intermedio…
Una vigilanza sapienziale, direi, che, deposti falsi e immotivati timori, privilegi un discernimento lucido e amante; lucido, anzi, proprio perché amante della vita, del bene, per sé e per i fratelli… Lucido perché amante della Verità in un mondo attanagliato da tanta falsa profezia.
E' la vigilanza, ci suggerisce il Vangelo, che deve fare di noi della anime oranti, uomini e donne capaci di stare in ginocchio, per amore, e per supplicare il dono della fortezza, arma del combattimento spirituale in tempi non semplici. Essa sola può insegnarci a non appesantire i nostri cuori, a liberarci fin da ora, gradualmente, di tutti gli ostacoli che possono distrarci dall'alzare il nostro sguardo o rallentarci dall'incontro con Chi ci attende, da sempre atteso, sulla soglia del Palazzo, alla curva della strada che riconduce a casa del Padre.

Buon cammino di Avvento in Lui.

Mariangela Antifora