...Sotto il fico

10.12.06 - II Domenica di Avvento '06

La storia sacra di YHWH col suo popolo si configura, dalle origini, come un'alleanza bilaterale che "compromette" Dio con l'umanità (Egli si espone con una promessa, più volte rinnovata), ma impegna anche l'uomo a riconoscere nel progetto divino, che progressivamente si rivela, la possibilità di un avvenire più pieno. Per Dio è una questione di fedeltà, per l'uomo di fiducia, spesso incondizionata e, a volte, oltre ogni evidenza. Tutta la tradizione profetica insiste sull'idea che YHWH solo conosce il cuore dell'uomo e opera per il suo bene, attuando una pedagogia tesa a svelare ombre e ambiguità. Alle infedeltà del popolo Dio risponde mandando uomini che sono come strumenti accordati che vibrano sotto il tocco della sua mano, Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea, per citarne alcuni, e ricordano, nei momenti cruciali della storia di Israele, la necessità della conversione, della "correzione di rotta", quando la stanchezza o la confusione hanno fatto deviare il cammino.
"Convertitevi a Dio con tutto il cuore, ed Egli si convertirà a voi", grida il salmista.
Molti secoli prima che Gesù rivelasse che l'amore di Dio e l'amore del prossimo scaturiscono da un'unica sorgente, la Scrittura ci ricorda che tale conversione consiste in primo luogo, per l'uomo, nel "fare giustizia", nell' "offrire sacrifici di giustizia", cioè nell'esprimere nella rettitudine delle proprie azioni la forma più alta di culto reso al Signore.
"Fino a quando giudicherete iniquamente?", dice Dio; "difendete" piuttosto "il debole e l'orfano". Questo significa "preparare la via": l'Eterno ha intrapreso un viaggio dai cieli per raggiungere l'uomo (e Giovanni al Giordano riconoscerà la pienezza dei tempi incarnata in Gesù); ma come potrà arrivare al suo cuore se la strada è dissestata o interrotta? Se l'uomo non riconosce più nel suo simile l'immagine di Dio, se non ha memoria della sua origine?
"Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato". I burroni sono le ineguaglianze, le ingiustizie della storia, anche della nostra. Sono gli abissi di disperazione di chi non ha più voce per gridare aiuto. L'abisso di ingiustizia sia colmato allora dalla misericordia dell'uomo, fattivamente, senza più indugi; l'abisso della disperazione supplichiamo che sia Dio a riempirlo con la sua consolazione, Egli che, come ci ricorda il profeta Baruc, promette al profugo un ritorno regale. Perché Dio si commuove di fronte al dolore dei figli.
Ma ci sono anche altezze da abbassare: la presunzione e l'orgoglio, la prevaricazione, individuali e collettivi, ostruiscono, ritardano fortemente l'avvento del Regno. "Tu salvi il popolo degli umili, ma abbassi gli occhi dei superbi": è l'umiltà di Maria che apre in lei una via per il Salvatore. Quale umiltà per il nostro tempo aprirà nuove strade di comprensione e di ricerca sincera dell'Unico Essenziale?
Il Vangelo di oggi ci dice che la storia sacra non scorre parallela alle vicende contraddittorie e profane delle stagioni dell'uomo, la attraversa. Mentre nei palazzi si ordiscono le trame spesso perverse dei Cesari, Pilato o Erode di tutti i tempi, Dio "lascia cadere" silenziosamente la sua Parola dove il credente fa deserto, osa cioè la vertigine del vuoto per permettere all'Altissimo di fecondarlo, trasformarlo, e lo mette in cammino, come Giovanni, perché sia la sua voce.

Mariangela Antifora