...Sotto il fico

24.12.06 - IV Domenica di Avvento '06

Maria, gravida di Gesù, gravida della Trinità nello Spirito, si mette presto in cammino. Ha appena acconsentito a che la sua umanità, la sua corporeità divenisse spazio consacrato, offerto liberamente per dare carne alla Vita Divina…Ha appena detto sì ad una voce che le chiede di espropriarsi, di dare fiducia incondizionata ad un piano di salvezza che riposa da sempre nel cuore dell'Eterno, ma che ha bisogno della sua collaborazione amante nella storia concreta… Perché la pienezza dei tempi è giunta e, come ci ricorda la Lettera agli Ebrei, Dio desidera introdurre i suoi figli nella maturità di una relazione non più cultuale ed esteriorizzata (i sacrifici dell'Antica Alleanza), ma fondata sull'amore e sull'offerta generosa di sé, nuovo culto spirituale.
In questo Maria apre la strada, per tutti; si mette alla sequela del Figlio prima ancora di vederlo operare per le strade di Galilea…E si mette in viaggio, verso la montagna…. Quante salite dovrà affrontare la Vergine nella sua esistenza! …fino al Calvario. E si fa incontro, sollecita, sempre; si tratti di soccorrere Elisabetta, o di ritrovare il piccolo Gesù "dimenticato" a Gerusalemme… Pellegrina della fede, prototipo di ogni credente, ci addita un cammino impegnativo, "da scalatori", ma sostenuto dalla memoria di una Parola iniziale che ci è stata donata personalmente e dalla speranza, per Lei divenuta già certezza, di poter contemplare dalla vetta un orizzonte (di vita… di senso… di pienezza…) di cui forse intravediamo solo piccoli squarci, a tratti, lungo la strada.
Due donne si salutano in una minuscola città di Giuda; sono due "giganti" della fede. Abitate dallo Spirito, nella libertà che si sperimenta quando si è tra intimi e al sicuro da presenze indiscrete, lasciano traboccare la sorgente della gioia che è stata fatta scaturire in loro, danzano la musica della profezia, si riconoscono come oggetto di una Sguardo di predilezione che le colma di Sé e le interpella…Una adora la Presenza nascosta in colei che le sta di fronte e pronuncia il suo credo nel compimento delle promesse di Dio, l'altra innalza la lode a Chi ha scelto la sua umile persona per inabitarla e piegarsi così sull'umanità ferita diventandole solidale.
Una vergine e una sterile gridano con la loro fecondità, divina e umana, che nulla è impossibile a Dio, ma anche che Egli irrompe nella storia con la discrezione di un vento leggero… come una carezza che attende di essere accolta.
L'Altissimo ha visitato il suo popolo una volta nel tempo; e continua, tenace, a visitarlo ogni volta in cui due o tre di noi, riuniti nel Suo nome, fanno memoria, come Maria, della Parola ascoltata, lasciano che quella Parola generi vita per sé e per altri, riconoscono la visita e la presenza del Signore dove non la si attenderebbe… e sanno stupirsene subito dopo, grati.
In prossimità ormai del Natale, l'augurio che, trascorsa la Notte Santa con stupore di bimbi, possiamo riferire a noi stessi le parole pronunciate da un grande innamorato di Maria, Bernardo di Clairvaux: "Confesso che il Verbo è venuto anche da me".

Mariangela Antifora