...Sotto il fico

04.10.07 - I postulati della cultura francescana (S. Francesco 2007)

Sia la filosofia sia la teologia partono sempre da alcuni presupposti condizionanti, che fanno loro da fondamento e da giustificazione. Anche il francescanesimo ha i suoi presupposti, che lo condizionano e lo caratterizzano, lo potenziano e lo limitano.

a) Una certa esperienza sta alla base di qualsiasi sistema, anche se ciò non vuol dire che il pensiero sia puro riflesso dell'esperienza o si limiti a costruire una teoria dell'esperienza. Il pensiero francescano, filosofico-teologico, dei maestri della sua scuola si è articolato a partire da una esperienza previa, personale e comunitaria.I suoi temi principali, come Dio, Cristo, l'uomo, la vita, la società, il bene e il male, ecc., sono stati trattati, esposti e commentati a partire da una esperienza previa alla riflessione e all'uso della penna.Perché risultato di una prassi condizionante,tale

pensiero può continuare a essere valido nella vita quotidiana.

b) Ogni esperienza si incarna in una situazione. Il pensiero filosofico-teologico francescano va collocato nella situazione che lo ha fatto nascere. Per questo, quando ci si mette a contatto con tale pensiero, si deve distinguere ciò che appartiene all'archeologia propria del tempo in cui è nato e ciò che ha di profezia, in quanto si lega con altri tempi ed è annuncio o preannuncio di senso umano e messaggio umanizzante.

c) Il supporto vitale del pensiero francescano non sono Platone, Aristotele, Boezio, Averroè, Avicenna, anche se esso fa uso delle idee di questi autori e di altri come impalcatura mentale, al fine di esporre la propria esperienza originaria e primordiale, cioè il vangelo, il cristianesimo, la dottrina rivelata, creduta come verità illuminante e vissuta come messaggio di salvezza. Suo supporto sono pure la vita comunitaria, lo stile di vita della propria famiglia religiosa, la psicologia della Regola, la sua visione peculiare del mondo, dell'uomo, di Dio e della vita.

d) Per comprendere il francescanesimo, come qualsiasi altra filosofia o teologia o visione del mondo, si deve dunque scoprire il suo specifico orizzonte, ponendosi al suo interno, e vedendo e comprendendo tutto a partire da esso. L'orizzonte del francescanesimo consiste nell'avere un senso vivo della presenza gratuita di Dio e di tutto il creato. E' questo senso della presenza gratuita, vissuto da san Francesco e da tutti i pensatori della sua famiglia, a dare ai francescani una modalità particolare di vedere, sentire, partecipare e celebrare la vita. La vita è per loro un orizzonte pieno di presenze: presenza del divino e presenze umane e mondane, con le quali si intessono le necessarie relazione personali, con uno spiccato e a volte ingenuo ottimismo. E l'orizzonte della presenza rinvia a un altro orizzonte di allusività latenti, in quanto l'intera esistenza è piena di prodigi, significati e linguaggi. Il mondo con i suoi esseri ha un valore ontico ed è allo stesso tempo segno di trascendenza.

e) Tutto questo conferisce al francescano un timbro particolare. La vita vissuta francescanamente significa un modo di esistere psicologico ed esistenziale che si traduce in uno stile concreto e specifico di vivere la vita, di pensare a partire dalla vita, di sentire quanto ci circonda e di intessere profondi rapporti esistenziali e personalizzati con ogni creatura.

f) Nei pensatori francescani si nota subito un campo di intelligibilità comune, che li distingue non tanto per l'originalità dei temi trattati quanto per il modo specifico di trattarli. Tutti esprimono uno stile originale di focalizzare i grandi temi di Dio, dell'uomo e del mondo. Posseggono uno spiccato senso pratico dello studio e pensano e riflettono a partire dalla realtà quotidiana e dalla vita. Il loro linguaggio è più cordiale che cerebrale, più teofanico che categoriale, più affettivo che speculativo. L'amore vi ha un posto privilegiato e si presenta come un'ortopedia della ragione fratturata. Si è davanti a un pensiero inquieto, costantemente in ricerca, e che per questo esprime un pensiero incompiuto. Ma proprio qui sta la sua fecondità, in quanto esso rinuncia alla pretesa, non gradita, di classificare in concetti onnicomprensivi il dinamismo della vita, e cerca di sintonizzare con essa e comprenderla attraverso l'istinto e la simpatia. Quando si entra in contatto col pensiero dei più importanti pensatori della famiglia francescana, si nota una parentela comune, un modo tutto particolare di vedere, interpretare e valorizzare la vita e quanto in essa accade. Usualmente, e giustamente, si parla di "scuola francescana". Forse sarebbe meglio parlare di una sensibilità e di un timbro comune nell'interpretazione e la visualizzazione di fondo dei temi trattati. E' nota la libertà di pensiero che regna in questa famiglia, e anche le contrapposizioni esistenti tra i suoi stessi membri. Ma l'orientamento di fondo e la sensibilità che vi si manifesta è sorprendentemente convergente.; ed è dovuta al fatto che, previamente all'elaborazione del sistema o della stessa dottrina, si è vissuta una forte esperienza nella medesima comunità, quale grande protagonista e condizionatrice della sistematizzazione dottrinale. I pensatori francescani hanno saputo sincronizzare meravigliosamente la speculazione con la vita, il pensiero con l'azione, la mistica con il lavoro, la teoria con la prassi.
Il pensiero di quei maestri è sempre stato aperto a quanto riguarda la vita quotidiana. Il francescano autentico sta sempre attento a quanto avviene nella vita. Cerca di ascoltare più che di diffidare, e soprattutto ama servire e rispondere.

(Tratto da: J.A. Merino, Visione francescana della vita quotidiana, Assisi 1993, pp. 39-43)