...Sotto
il fico
17.01.09
- Ebrei e cristiani 1959-2009: mezzo secolo di dialogo
È
dal 17 gennaio 1990 che la Conferenza Episcopale Italiana propone
ai cattolici italiani la Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo
del dialogo tra cattolici ed ebrei, che taluni hanno denominato più
semplicemente "Giornata dell'ebraismo". I vescovi italiani
ritennero così di dare un'occasione di riflessione su un tema
importante come il rapporto tra ebrei e cristiani. La Chiesa cattolica
infatti, dal Concilio Vaticano II in avanti, ha sviluppato un´ampia
riflessione su questo rapporto, riscoperto anche alla luce dei drammatici
interrogativi posti dalla Shoah , lo sterminio degli ebrei voluto
dal nazismo. Questa riflessione ha anche reso evidente la necessità
di una purificazione della memoria da parte dei cristiani e di un
rinnovamento profondo nei rapporti con il popolo d´Israele,
il popolo della promessa mai revocata, come insegna l'apostolo Paolo.
Si tratta di un cammino che la Chiesa cattolica si sente chiamata
a compiere, e nel quale si sente impegnata ad adeguare la sua predicazione,
la sua catechesi, la sua stessa lettura della Scrittura a una visione
rinnovata, libera da pregiudizi nei confronti del popolo di Israele.
Quest'anno dunque, in occasione della Giornata, proponiamo una breve
riflessione sugli sviluppi del dialogo ebraico-cattolico negli ultimi
cinquant'anni.
Cinquant'anni
fa - il Venerdì Santo del 1959 - Papa Giovanni XXIII faceva
omettere l'espressione "perfidi" dalla Preghiera pro
Judaeis: fu un gesto che additò un'aurora di nuova speranza
per i rapporti ebraico-cristiani. Questa nuova primavera trovò
la sua espressione più alta e positiva nella Dichiarazione
del Concilio Vaticano II Nostra Aetate (28 ottobre 1965), il
cui paragrafo 4 costituisce la "pietra miliare" del futuro
dialogo cattolico-ebraico, e nell'insieme si può considerare
la Magna Charta dei rapporti interreligiosi. Da allora, si
è sviluppato fra la Chiesa Cattolica e il popolo ebraico un
movimento crescente di dialogo, di studi comuni e di collaborazione
fraterna, che ha comportato anche l'esame critico del passato, spesso
polemico, non negandolo ma cercandone il superamento entro le nuove
prospettive ecumeniche e interreligiose.
Mezzo
secolo di relazioni ebraico-cristiane
Per riflettere su questo mezzo secolo di relazioni ebraico-cristiane
la giornata del 17 gennaio 2009 è quanto mai appropriata. Come
sussidi disponiamo oggi di numerosi testi di documentazione, analisi
storica e biblico-teologica (vedi più sotto l' Appendice
bibliografica ), utili quale base per avanzare verso nuove tappe
di amicizia e fraternità con gli ebrei "nostri fratelli
prediletti" (Giovanni Paolo II) in quanto "Popolo primogenito
dell'Alleanza" (Liturgia Romana) che ai pagani "ha donato
l'universalità" dei valori di Israele, con la "Fiaccola
del Decalogo" (Benedetto XVI).
Sono passati ormai più di 40 anni dalla promulgazione del testo
conciliare e i frutti sono davvero notevoli. Il Concilio ha stabilito
un punto di non ritorno con il quale tutti i cattolici avrebbero dovuto
confrontarsi. Si trattava di far passare i dettami conciliari nella
coscienza comune dei fedeli, che presentava ancora notevoli ritardi
in questo campo. L'antisemitismo era un problema di mentalità,
frutto spesso di un'educazione, anche religiosa, che presentava gli
ebrei ancora come il popolo maledetto. Non solo sono stati superati
i pregiudizi e le convinzioni che spesso hanno contribuito al diffondersi
dell'antisemitismo e alle conseguenti persecuzioni e ghettizzazioni
delle comunità ebraiche, ma si sono stabilite nuove relazioni,
si è rafforzato il dialogo, soprattutto da parte cattolica
si è approfondito quel legame storico e spirituale del cristianesimo
con l'ebraismo.
Il 22 ottobre 1974 fu istituita, all'interno dell'allora Segretariato
per l'Unione dei Cristiani, la Commissione per i Rapporti Religiosi
con l'Ebraismo, presieduta dal Card. J. Willebrands. La commissione
ha elaborato in questi anni tre documenti significativi: 1. Orientamenti
e Suggerimenti per l'applicazione della Dichiarazione conciliare Nostra
Aetate (1 Dicembre 1974); 2. Sussidi per una corretta presentazione
degli Ebrei e dell'Ebraismo nella predicazione e nella catechesi della
Chiesa Cattolica (24 giugno 1985); 3. Noi ricordiamo: una riflessione
sulla Shoah (16 marzo 1998). I primi due testi spiegano il senso
del rapporto unico tra ebrei e cristiani e danno una serie di indicazioni
per presentare in modo corretto l'ebraismo nella catechesi e nella
predicazione. Il terzo è una riflessione storica, in cui si
evidenziano le responsabilità dei cristiani nei confronti delle
persecuzioni contro gli ebrei, con un riferimento particolare alla
Shoah. Anche nel documento Memoria e riconciliazione: la Chiesa
e le colpe del passato , elaborato dalla Commissione teologica
internazionale durante il Giubileo dell'Anno 2000, contiene un paragrafo
sulle colpe dei cristiani nei confronti degli ebrei (5.4).
Ebraismo
e cristianesimo
Potremmo dire che il suggello del nuovo orientamento della Chiesa
cattolica prima degli ultimi documenti fu la visita del Papa alla
Sinagoga di Roma il 13 aprile 1986. Qui Giovanni Paolo II chiamò
gli ebrei "i nostri fratelli maggiori": "La religione
ebraica - disse - non ci è estrinseca, ma in un certo qual
modo è intrinseca alla nostra religione. Abbiamo quindi verso
di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun'altra religione. Siete
i nostri fratelli prediletti, e, in un certo modo, si potrebbe dire
i nostri fratelli maggiori". La particolarità di questo
rapporto è ben evidenziata da due fatti tra loro collegati,
anche se lontani nel tempo: 1. La Commissione per i Rapporti Religiosi
con l'ebraismo viene creata all'interno del Pontificio Consiglio per
l'Unità dei cristiani e non di quello per i non cristiani;
2. L'istituzione da parte della CEI della Giornata per l'approfondimento
e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, il 17 gennaio di
ogni anno, giorno precedente l'inizio della settimana di preghiera
per l'unità dei cristiani. Il Card. Cassidy ha suggerito al
Sinodo dei Vescovi Europei che una tale giornata sia estesa dalle
varie Conferenze Episcopali ai singoli paesi europei. Non si può
dimenticare inoltre il lavoro svolto negli ultimi anni dal Comitato
bilaterale promosso dalla Pontificia Commissione per i Rapporti Religiosi
con l'Ebraismo e dal Gran Rabbinato di Israele, che dal 2003 al 2006,
dopo un incontro preliminare nel 2002, ha elaborato in cinque incontri
successivi altrettante dichiarazioni su diversi temi: 1. la santità
della vita umana e i valori della famiglia; 2. la rilevanza per la
società contemporanea degli insegnamenti centrali della Sacra
Scrittura che condividiamo e la conseguente educazione della futura
generazione; 3. una visione condivisa della giustizia sociale e della
condotta etica; 4. la relazione tra l'autorità religiosa e
civile nella tradizione ebraica e cristiana; 5. la relazione tra vita
umana e tecnologia. L'ultimo documento della Pontificia Commissione
Biblica Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia
cristiana ribadisce in modo ancora più esplicito il rapporto
tra Antico e Nuovo Testamento secondo la prospettiva conciliare, con
sviluppi interessanti.
Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI hanno ribadito il legame intrinseco
tra la Chiesa e Israele. Papa Benedetto ha recentemente affermato
nella Sinagoga di Colonia: "In considerazione della radice ebraica
del cristianesimo il mio venerato Predecessore, confermando un giudizio
dei Vescovi tedeschi, affermò: "Chi incontra Cristo incontra
l'ebraismo"". Per questo il rapporto della Chiesa con l'ebraismo
è essenziale per la Chiesa stessa. Occorre sottolineare che
non si tratta qui solo della tradizione ebraica quale è rappresentata
dalla sue Sacre Scritture. Talvolta anche nel dialogo ebraico-cristiano
si evidenzia quasi esclusivamente il legame esistente tra le Scritture
ebraiche e quelle cristiane. Ma qui non si sta parlando di una storia
conclusa, di cui la Chiesa è l'erede, che cancella e rende
vana ciò che l'ha preceduta.
Il
popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana
Giovanni Paolo II ha ribadito il valore di quell'"alleanza mai
revocata" tra Dio e Israele. Le parole del Papa chiedono un impegno
di rilettura della realtà attuale dell'ebraismo. La Chiesa
cattolica lo ha fatto in una successione continua a partire dal Vaticano
II. L'ultimo documento della Pontificia Commissione Biblica, la cui
prefazione porta la firma dell'allora Cardinal Ratzinger (2001), Il
popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana
, deve essere collocato in questa prospettiva. In esso vengono rilette
le Scritture ebraiche all'interno della Bibbia cristiana, non solo
riconoscendone il valore storico, ma anche cercando di reinterpretare
i dati evangelici che talvolta sono stati sottoposti a letture oggi
non più in linea con il Magistero della chiesa. Si veda ad
esempio l'interpretazione dei testi neotestamentari in cui i "giudei"
sembrano essere presentati in una luce negativa ed essere esclusi
definitivamente dalla salvezza e dalla grazia di Dio, o, secondo l'antica
accusa, ritenuti responsabili di deicidio. Questo nuovo modo di vedere
le cose è fondamentale per la teologia e la lettura cristiana
della Bibbia. Si tratta di un punto fermo essenziale, che raccoglie
lo spirito del Concilio in maniera definitiva. Da parte cattolica
esiste il compito immenso di permettere a questi documenti di passare
nella riflessione teologica così come nella catechesi e nella
mentalità quotidiana.
Il titolo stesso del documento vaticano è significativo. Si
parla di popolo ebraico e di "sue" Sacre Scritture, cioè
di Scritture che vivono oggi in un popolo. Ciò porta a dire
che uno dei problemi del dialogo ebraico cristiano è l'oggi,
cioè la consapevolezza da parte cristiana che l'ebraismo non
è finito, che vive in numerose comunità, che esso non
è solo l'Antico Testamento, ma che si nutre di una lunga e
viva tradizione, raccolta nel Talmud, nella sapienza rabbinica e nella
riflessione e nella cultura di generazioni di appartenenti a Israele.
Dialogo significa anche questa consapevolezza, quindi implica conoscenza,
incontro, da cui nascono mutuo rispetto e stima.
È poi opportuno parlare di "mutuo rispetto e stima",
perché si deve purtroppo riconoscere che anche nel mondo ebraico
l'ignoranza del cristianesimo è tuttora diffusa. Alcuni pensano
o sospettano che l'attitudine della Chiesa verso gli ebrei sia ancora
quella del disprezzo, della volontà di convertire anche forzatamente
o perfino della persecuzione. Sarebbe opportuno invece che da parte
ebraica si sviluppasse una comprensione (teologica, si potrebbe dire)
del cristianesimo e delle sue radici ebraiche, come ha chiesto anche
il Papa Benedetto XVI nella Sinagoga di Colonia.
C'è bisogno ancora di gesti, che mostrino quanto è cambiato
nei nostri rapporti. La storica visita di Giovanni Paolo II al Tempio
Maggiore di Roma nel 1986, la visita al museo della Shoah e al Muro
del pianto, o la visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Colonia
hanno un valore enorme. Oggi abbiamo ancora bisogno anche di gesti
di riconciliazione che mostrino con chiarezza che cristiani ed ebrei
sono diversi, ma si possono guardare l'un l'altro con rispetto, fiducia
e stima, riconoscendo nell'altro la presenza di quel Dio unico, che
si è rivelato ad Abramo, a Mosè, ai profeti e a Gesù
Cristo, ebreo di Nazaret di Galilea, profondamente credente nel Dio
dei padri.
La
memoria della Shoah
Questa consapevolezza significa anche memoria. L'Europa non può
dimenticare che all'interno della sua lunga storia è stato
possibile che sei milioni di ebrei - insieme a 500 mila zingari, e
a disabili, intellettuali, oppositori politici e religiosi - fossero
eliminati nei campi di sterminio, frutto di un'ideologia della razza,
nata nel suo seno. La memoria di quell'evento è un monito e
una responsabilità che l'Europa ha non solo verso il popolo
ebraico, ma verso il mondo intero. In questa prospettiva, un cenno
alla Shoah nella Costituzione europea sarebbe stato opportuno. Come
preservare e comunicare questa memoria? È stato istituito nei
paesi europei il Giorno della memoria, il 27 gennaio, anniversario
della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. Si tratta indubbiamente
di un significativo risultato.
Scriveva Settimia Spizzichino, l'unica donna sopravvissuta alla deportazione
degli ebrei romani del 16 ottobre 1943, che - dopo anni di silenzio
- aveva deciso di parlare e di raccontare: "Se noi, i superstiti,
non perpetuiamo e diffondiamo la memoria di quello che è successo,
a che scopo siamo rimasti vivi? E che accadrà quando noi non
ci saremo più? Si perderà il ricordo di quell'infamia?"
(S. Spizzichino, Gli anni rubati , Cava de' Tirreni 1996, p. 75).
Settimia Spizzichino è morta, come tanti altri testimoni, dopo
aver parlato instancabilmente e aver accompagnato tanti giovani ad
Auschwitz. È necessario conservare la sua memoria e quella
di molti altri. In un mondo che accetta con facilità la logica
della guerra, in un Europa dove torna ad affacciarsi lo spettro dell'antisemitismo
e la fobia dello straniero, che produce fenomeni di razzismo, i cristiani
non possono tacere. La memoria della Shoah è un imperativo
alla coscienza. E i segnali più o meno recenti di un insorgente
antisemitismo (profanazioni di cimiteri, attacchi alle sinagoghe,
aggressioni) sono preoccupanti, perché quando viene colpita
la sinagoga è sempre il segnale di un imbarbarimento, di cui
tutti - non solo gli ebrei - finiscono per essere vittime.
Un
dialogo che non si ferma
Oggi il dialogo ebraico cristiano non si è fermato. Non bisogna
fare di singoli episodi o momenti anche di difficoltà un motivo
di sospetto o addirittura di interruzione di un processo di avvicinamento
e di mutua comprensione. Occorre certamente fare ancora passi avanti
sulla via della comprensione e del dialogo. L'antisemitismo facilmente
si sposa, ad esempio, con l'antisionismo o alimenta antichi pregiudizi.
C'è bisogno di affermare, pur non disconoscendo le differenze,
la necessità di non tornare indietro rispetto ai passi importanti
compiuti in questi ultimi cinquanta anni. Scrive Jonathan Sacks, dopo
aver citato una frase del trattato Sanhedrin della Mishna
che dice: ""Quando un essere umano crea molte monete con
lo stesso conio, escono tutte uguali. Dio crea tutte le persone secondo
la sua stessa immagine - la sua immagine - e ciascuna è differente".
La sfida all'immaginario religioso è vedere l'immagine di Dio
in chi non rispecchia la nostra immagine" (J. Sacks, Dignità
della differenza , Milano 2004, p. 72).
APPENDICE
BIBLIOGRAFICA
Si presentano qui di seguito alcune opere che possono risultare utili
per approfondire il tema.
Fratelli
Prediletti. Chiesa e popolo ebraico. Documenti e fatti: 1965-2005.
Prefazione di Walter Kasper (a cura di Pier Francesco Fumagalli),
Mondadori, Milano 2005.
In quest'opera sono raccolti e presentati analiticamente i principali
documenti ufficiali cattolici e delle Commissioni miste sul dialogo,
che possono costituire il fondamento di un futuro cammino comune.
La Prefazione del cardinale Walter Kasper invoca una "purificazione
della memoria" cristiana dopo la Shoah, e sottolinea la "necessità
dell'educazione" fondata sui comuni valori spirituali ebraico-cristiani.
Le sezioni sono: I. Testi del Concilio e della Commissione per i rapporti
religiosi con l'Ebraismo; II. Testi di Giovanni Paolo II; III. Testi
delle Commissioni miste di dialogo.
Giovanni
Paolo II - Benedetto XVI, Ebrei, fratelli maggiori. La necessità
del dialogo fra cattolicesimo ed ebraismo nei discorsi di Papa Wojtyla
e di papa Ratzinger, (a c. di Santino Spartà), Newton Compton,
Roma 2007.
Il curatore ha accuratamente selezionato, nei due pontificati più
recenti, i testi più significativi sia del magistero pontificio,
sia dei documenti promulgati da Papa Giovanni Paolo II - come il Catechismo
della Chiesa Cattolica (1992) - e da Papa Benedetto XVI, arricchendoli
con un'ampia cronaca, che permette di coglierne il contesto e illuminarne
il significato.
AA.
VV., Chiesa ed Ebraismo oggi. Percorsi fatti, questioni aperte
, (a c. di Norbert J. Hofmann, Joseph Sievers, Maurizio Mottolese),
Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2005.
Il volume raccoglie il ciclo di conferenze tenute alla Pontificia
Università Gregoriana in Roma, nel 2004-2005, per iniziativa
del Centro "Cardinal Bea" per gli studi giudaici, per "tentare
un primo bilancio dei cambiamenti avvenuti nel rapporto fra Ebraismo
e Cristianesimo" a 40 anni dal Concilio Vaticano II. Contributi
di Oded Ben-Hur, Riccardo Di Segni, Anna Foa, Bruno Forte, Pier Francesco
Fumagalli, Massimo Giuliani, Norbert J. Hofmann, Peter Hünermann,
Walter Kasper, Giuseppe Laras, Carlo Maria Martini, Jorge Mejía,
Alberto Melloni, Achille Silvestrini, Erich Zenger.
Pier
Francesco Fumagalli, Roma e Gerusalemme. La Chiesa cattolica e
il popolo d'Israele. Postfazione di Riccardo Di Segni, Mondatori,
Milano 2007.
Con questo Saggio l'Autore - che è stato Segretario della Commissione
della Santa Sede per l'Ebraismo - ha inteso offrire una sua presentazione
sintetica del percorso storico che dall'Israele biblico conduce all'attuale
dialogo ebraico-cristiano, passando attraverso il Medio Evo, il Rinascimento,
l'Età moderna, la Shoah. Le sue osservazioni, arricchite di
riflessioni tratte dall'esperienza personale del dialogo, riassumono
il senso del cammino e permettono di cogliere meglio il grande cambiamento
nei rapporti ebraico-cristiani, promosso dal Concilio Vaticano II.
Cei,
Ufficio Nazionale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso
(UNEDI)