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...Le
nostre proposte
Testimoni
oculari della verità e della pace
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Giuseppe
Bonavolontà e Marc Innaro erano presenti,
circa un anno fa, durante l'occupazione e l'assedio della Basilica
della Natività. Noti giornalisti RAI, sfidarono il coprifuoco
per andare a vedere cosa stava succedendoa Betlemme e dovettero
rifugiarsi nella Basilica dove, poche ore dopo, fecero irruzione
i duecento palestinesi, presto assediati dall'esercito israeliano.
Era
il 2 aprile 2002: i 39 giorni che seguirono sono ben noti a tutti.
Ma forse non sono altrettanto noti i particolari della vicenda,
il contesto che spiega gli antefatti e lo sviluppo degli eventi,
i personaggi che contribuirono più o meno decisamente alla
soluzione finale, dignitosa per tutti.
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Marc Innaro
e Giuseppe Bonavolontà, testimoni oculari di quei fatti, li hanno
raccontati in un libro che brilla per l'equilibrio dell'analisi, la
vivacità dell'esposizione, l'attenzione nel dare voce a tutti
i protagonisti, ma soprattutto per la luce data a un modo nuovo di costruire
la pace. Una pace possibile, anche in Terra Santa!
Straordinariamente colpiti dal ruolo della comunità francescana
nella vicenda di Betlemme, ne hanno tratteggiato l'umile fermezza, le
scelte coraggiose, l'amore per l'uomo, per ogni uomo.
Il libro si intitola "L'assedio alla Natività"
(Ediz. Ponte alle Grazie) ed è stato scritto a due mani, quella
dei giornalisti e quella di padre Ibrahim, noto anche come "fra Telefonino",
che gestì personalmente e ininterrottamente le relazioni con i
palestinesi, con gli israeliani, con le diverse comunità religiose
asserragliate nel complesso della Natività e con il resto del mondo
che voleva sapere, aiutare, contribuire a trovare una soluzione.
Un libro che spiega e risponde alle domande e alle curiosità
di chi vuole saperne di più: come e perché i palestinesi
entrarono proprio nella Basilica della Natività? Cosa succedeva
all'interno? Come si riuscì a sopravvivere? Chi si adoprò
per arrivare a una soluzione? Quali le fasi della negoziazione? Cosa
pensavano gli ufficiali israeliani? Quale il ruolo della comunità
internazionale? Perché tanto interesse del Papa? Come fu gestita
l'informazione? Il racconto fa luce su queste e altre interessanti questioni
E il libro sta facendo il giro del mondo, benedetto dal Papa a cui gli
autori ne portarono personalmente una copia!
Gli autori
sono venuti anche a Torino per presentare il loro racconto, accompagnato
da un video, che meritò tra l'altro il prestigioso premio Saint
Vincent consegnato dal presidente Ciampi.
Il 29 aprile, a un anno dai fatti di Betlemme, è stata per noi
l'occasione per chiederci "quale pace per la Terra Santa?".
Marc Innaro e Giuseppe Bonavolontà, insieme a fra Giorgio del
Commissariato Piemontese, hanno dato la loro risposta, proprio a partire
dall'episodio di Betlemme.
"Tra le forze contrapposte dentro e fuori la Basilica della Natività,
abbiamo trovato una comunità che non se ne è andata dal
conflitto, ma si è interposta con la forza del dialogo e con
il rispetto per l'uomo. In quella mattanza, abbiamo visto con i nostri
occhi un segno contrario, un segno di speranza, una svolta che fece
rifare i piani ai leader dei due popoli, evitò una strage e portò
a una soluzione dignitosa". Così raccontano i due giornalisti
con la passione di chi ha vissuto direttamente quella situazione (loro
stessi assediati, decisero poi di uscire per evitare che l'esercito
israeliano facesse irruzione nella Basilica con il pretesto di venirli
a liberare).
A un anno da quei fatti, cosa è cambiato? "Purtroppo nulla,
perché tali restano il terrorismo, la repressione, il crollo
economico e maggiore è l'esasperazione della gente. Ma l'esempio
francescano durante quei 39 giorni ha detto e deve dire ancora molto.
Quel modo di risolvere i conflitti fu davvero un metodo alternativo
alla violenza, un metodo che non ci stanchiamo di sottolineare e annunciare
in giro per il mondo". Marc Innaro e Giuseppe Bonavolontà
hanno visto una luce sulla piazza della Mangiatoia, una piccola luce
ostinata che non si fece spegnere dai venti contrari e opposti tra loro
e ne danno notizia a tutti coloro che vogliono conoscere la verità
e intravedere una via che porti alla pace.
L'episodio di Betlemme è davvero un microcosmo che racchiude
e spiega il macrocosmo della questione mediorientale: tra le pagine
del libro si coglie questo forte rimando ed è interessantissimo
il concerto a più voci per cercare di comporre ciò che
appare così diviso.
Qual
è la nostra responsabilità in tutto questo ? Cosa possiamo
fare noi cristiani d'Occidente? Lo chiedono i giovani dell'Istituto
Maxwell di Nichelino, gli ospiti della libreria La torre di Abele e
i cittadini convenuti al Salone Allamano, nei luoghi dove si è
svolta la tournée torinese dei due ospiti. Così rispondono
i nostri giornalisti: "I cristiani d'Occidente possono e devono
fare molto. Innanzitutto riconoscere che quel che avviene in Terra Santa
è una realtà che ci riguarda molto da vicino e dalla quale
dipende la pace in tutto il Medio Oriente e nel mondo
Per prima
cosa dobbiamo informarci e cercare un'informazione corretta, veritiera,
non condizionata. Non solo. E' urgente dimostrare la nostra vicinanza
alla gente, soprattutto ai cristiani che soffrono le conseguenze della
situazione e sono tentati di lasciare tutto, di emigrare".
Come fare concretamente? "Favorire i gemellaggi con le nostre scuole
è un'ottima idea per insegnanti, genitori e studenti
, ma
soprattutto riprendere i pellegrinaggi. Fare un viaggio in quei Luoghi
vuol dire conoscere direttamente, dare speranza e coraggio a quella
gente, risollevare quell'economia basata esclusivamente sul turismo.
Non solo: è ormai assodato che quando arrivano i pellegrinaggi,
gli odi si placano, come per incanto, per non disturbare i turisti che
rappresentano per tutti una fonte di guadagno
".
Ascoltiamo la loro testimonianza "esperta" che provoca e rassicura:
capiamo che è un dovere cristiano portare solidarietà
a una Terra dalla quale i cristiani hanno attinto per secoli
("non
ricordiamoci di Betlemme solo a Natale, quando facciamo il presepe!")
e che ora ha urgente bisogno di aiuto. Come voltare le spalle alla madre
di tutte le Chiese?
L'invito a partire come pellegrini verso i Luoghi Santi, che sono peraltro
risparmiati dalle rivendicazioni, rassicura chi rischia di restare sopraffatto
dalle immagini scoraggianti (spesso parziali) della televisione. "Andare
pellegrini non vuol dire correre i rischi dei gruppi pacifisti, è
invece una via praticabile, anzi doverosa, urgente!"
A un anno dai fatti di Betlemme è cambiato dunque qualcosa nei
nostri cuori?
Ringraziamo queste due voci di Terra Santa che sono state tra noi per
illuminare le menti, svegliare le coscienze e rinfrancare gli animi:
il Signore colmi di ogni benedizione gli operatori di pace!
Chiara
Tamagno
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